Elsa Morante e le sue stanze rivivono nel nuovo romanzo di Angela Bubba

di Elisa Mauro

Elsa Morante è un pianeta carico di acqua e venti. E poi è anche una delle più importanti scrittrici italiane, anzi, scrittori. È facile dire di lei quanto sia stata brava e quanto ci manca, ma non è così semplice approfondire l’anima di chi creò Arturo e la sua isola. Angela Bubba, con il suo nuovo romanzo Elsa, per l’edizione di Ponte alle Grazie, riesce a fotografare quell’anima. Inquieta, frivola, intrepida, ma anche irascibile e silenziosa.

Per tutti era lo «scrittore» e per nulla al mondo avrebbe voluto definirsi diversamente. L’appellativo al maschile la rendeva più valida agli occhi degli altri? Forse sì, e aveva ragione lei.  Come Oriana Fallaci o Alda Merini, che voleva essere chiamata poeta, e non poetessa, per andare contro quella cultura dominante che al maschile sembrava rendere di più e meglio. Elsa, come loro, sfidava un ambiente dominato dagli uomini che si autocelebravano – e non mancano di farlo anche oggi – come aspiranti miss. Ma sul testo, sul racconto, sul romanzo, Elsa vinceva a mani basse, contro tutti, donne o uomini.

Elsa, lo scrittore

«Era sempre in ritardo, sempre in anticipo durante gli anni in cui visse», dice Bubba in una recente intervista rilasciata all’Ansa parlando di Elsa Morante. «Tutti i romanzi che pubblicava non si sapeva bene dove collocarli». Il riferimento è prima di tutto a Menzogna e sortilegio, uscito nel 1948 per Einaudi. Si tratta del suo primo romanzo. Qui Elsa sconvolge i tempi non solo narrati, ma anche pensati, immaginati. Il lettore ama con i suoi protagonisti e odia in modo viscerale pur non sapendo quando. 

Quello che capita leggendo un romanzo come il primo di Elsa Morante è restare intrappolati infatti in un incrocio a infinite vie d’uscita. C’è l’amore malato e sopravvissuto e quello viscerale che invece muore prima del tempo. Elisa, la sua protagonista, è figlia di tutto questo. E ormai vive per un altro amore, quello di Rosaria, una ex prostituta che la cresce come fosse sua figlia. Rosaria ha conosciuto la sua vera madre e suo padre e le ha raccontato la loro storia. 

L’isola di Arturo, scena del film diretto da Damiano Damiani nel 1962

Ma è con L’isola di Arturo che Elsa, ormai moglie di Alberto Moravia e grande amica di Pier Paolo Pasolini, vince il Premio Strega. È il 1957. Sarà la prima donna a riceverlo. E «Arturo non ha nessuna esperienza né del bene né del male», dirà durante la sua premiazione.

Arturo appare un personaggio onirico ma segnato profondamente da vita vissuta in quell’isola del sud, Procida, che contagia con l’amore chi la sa attraversare. 

Angela Bubba: Elsa è madre e fanciullo

Angela Bubba in Elsa racconta su due fronti, uno personale attraverso lettere scritte (nella narrazione) di suo pugno, l’altro distaccato in terza persona, la capacità di questa immensa autrice di scambiare le ossa dei suoi romanzi con il tempo sospeso, inattuale, incompreso fino all’ultimo, sebbene i riferimenti a quella attualità, la guerra, l’odio fratricida fossero a lei così cari. 

Un’infanzia a Testaccio, la malattia di suo padre, la durezza di sua madre Irma, lei che resta sempre così gracile, così “pallida”, una malattia, la sua, incompresa, e poi il dispiegamento d’ali, l’amore per Moravia, l’amicizia per Pasolini, quell’aborto a diciannove anni, i tradimenti compiuti, l’amore incontrastato per l’artista Bill Morrow, gli anni con Visconti, il tentato suicidio, tra presunte lettere firmate Elsa e la vita che regala sempre qualcosa di straordinariamente inatteso, tutto questo nel romanzo di Angela Bubba sa convivere con la perenne ricerca di sé e una certa irascibilità che hanno da sempre caratterizzato l’ascesa autoriale dello scrittore Elsa Morante.  

«Eri forte e misteriosa come adesso», fa dire a suo padre mentre racconta di quando è nata, a Roma, una città che definisce nel romanzo di Bubba troppo grande per una come lei. 

E «Ha trovato la sua finestra – scrive ancora l’autrice nel suo romanzo dedicato a Elsa Morante – un rettangolo minuscolo e gocciolante verso il basso». È la sua stanza, il luogo da cui tutti i suoi personaggi prenderanno la vita senza perdersi mai. 

In questo romanzo la figura prescelta è forse suo padre Augusto, quell’indice puntato contro il mondo da osservare, contro il mondo che si muove, agisce e pensa. Augusto è l’uomo di sua figlia, la ama nonostante il sarcasmo con cui è solito parlarle. 

«Mi sento male, confessa Elsa amareggiata. Non ho mai visto una donna così».

«Quella non una donna, è una madre». 

Nel racconto di Angela Bubba il padre di Elsa è un uomo angosciato, un combattente armato di sola ironia nei confronti del reale. È così sincero anche con sua figlia. Non ha bisogno di spiegare la differenza che c’è tra una donna e una madre, quando sua figlia si accorge della stanchezza provata nel fisico da quella donna, ma lo fa comunque e a suo modo. In un modo che inchioda il pensiero come fosse un quadro, una tela dipinta senza tecniche. 

Le passeggiate verso il mare con suo padre sono così. Discorsi che raccontano e feriscono. Che arricchiscono e affrancano. Poi stesi al sole sembra che tutto cambi, anche lo stile, ma è solo un attimo, perché le parole migliori scritte da Bubba tornano insieme come cavalli in gara. 

Con Elsa la sua autrice racconta l’anima sbarazzina e sincera di questa protagonista che diventerà una delle più intense voci d’autore che siano mai esistite. Nel romanzo si scopre inoltre che il padre non è suo padre. Un giorno sua madre l’aveva chiamata in disparte. Le aveva detto che Augusto non aveva niente a che vedere con lei. 

«Non è una brava persona?» aveva chiesto. 

«Non è tuo padre». 

Augusto era sterile. Quindi Irma, sua madre, aveva frequentato per anni un uomo con il quale procreare i loro figli. Questo sconvolge Elsa e allo stesso tempo la ispira. 

Poi le lettere apocrife scritte per inventare una Elsa che forse avrebbe vissuto e scritto proprio in quel modo:

Potrei provare a tenere un diario. (…) Non ho idea se sarà utile o meno, se mi sarà d’aiuto o sarà un’altra rogna. C’è da dire che molta gente ne è entusiasta. Secondo alcuni medici sarebbe terapeutico. 

«Il grande trauma a cui andò incontro, l’aborto, che è al centro della sua investigazione artistica e di scrittura, – spiega sempre l’autrice di Elsa all’Ansa, – è un evento che non viene o è stato poco trattato. Ed è un peccato perché riesce a spiegare molto delle scelte narrative della Morante, specialmente del suo chiamare in causa ossessivamente nei suoi romanzi la figura della madre e del fanciullo, che è una cosa che le disse anche Umberto Saba». 

In questo vive ancora la scrittura di Morante: madri che sono anche donne, matrigne che amano i figli di altri, grembi che non partoriscono o partoriscono a metà. E il dolore che resta su cicatrici che è difficile ferire ancora. 

Il romanzo di Angela Bubba intitolato Elsa e già in libreria con le migliori intenzioni: restituire a noi lettori una immagine speculare e inedita di Elsa Morante, fatta certo di fragilità umane e di eventi esterni, ma soprattutto di quel ragazzo che non avrebbe voluto far crescere mai.

Angela Bubba

Angela Bubba è critico letterario, giornalista e scrittrice. Appassionata di Elsa Morante, dedica la maggior parte delle sue scritture a questa incredibile protagonista del nostro patrimonio culturale. Nel 2006 vince il Premio Verga con Novelle del vero grazie al racconto Il matrimonio. Nel 2007 è finalista al premio Subway-Letteratura all’Università IULM di Milano. Sempre in quell’anno si aggiudica il secondo posto al Premio Campiello Giovani con il racconto Quarto di luna, e il secondo posto al Premio Calvino di Torino. Nel 2009 pubblica il suo primo romanzo La casa con cui arriva tra i dodici finalisti al  premio Strega nell’edizione 2010. Nel 2012 pubblica il suo secondo romanzo, MaliNati, edito da Bombiani. E nel 2016 con Carabba pubblica il saggio Elsa Morante madre e fanciullo. Il suo ultimo romanzo è Elsa, edito da Ponte alle Grazie


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