Iucca: l’Amore senza fretta e i luoghi del cuore

di Elisa Mauro

IUCCA è il suo nuovo nome, come una delle piante più tenaci e amate dal sole, ma per molti resta Dino Semeraro, già partner artistico di Amerigo Verardi, e polistrumentista, giardiniere, nonché uno dei fondatori della band Leitmotiv, che con l’etichetta salentina NOS Records, inizia la sua nuova avventura da cantautore solista.

E lo fa con un brano dalle linee stampate a caldo sul pop, Amore senza fretta, con la produzione artistica di Simone Prudenzano, un incontro tra voluttà e pensiero, tra sradicamento e attaccamento ai luoghi del cuore.

L’incrocio memorabile che fanno le strade quando s’incontrano per non lasciarsi andare più. Il sentire di un amore consumato senza fretta che non esige finalmente di essere anche senza fine.

Parlare di un esordio così significa descrivere le icone che hanno attraversato tutti i tempi per comparire in poco più di tre minuti di musica, in uno stile che sa sorprendere gli ascolti più esigenti e trascinarli come la coda di un vestito bianco verso l’altare.

Abbiamo incontrato IUCCA per parlarci di questa nuova esperienza artistica che incapsula il fascino della solitudine nella meticolosa esperienza di un lavoro di squadra che si erge a capo della regia.


Cosa vuoi raccontarci, Dino, con questo nuovo progetto solista? 

Ciao Elisa, prima di tutto vorrei ringraziarti per questo spazio. Con questo progetto io racconto delle storie. Storie d’amore universale, di uomini emarginati, di cortigiane che amano senza fretta, storie di uomini che scappano dalla propria terra lasciando un amore o magari cercandolo. Una terra che abbraccia il mare, ma non è contenta, che si ribella. E una natura che brilla sempre, malgrado noi. Una natura che ci ama, nonostante tutto.

La tua esperienza da musicista e le numerose collaborazioni con importanti artisti della scena musicale italiana ti rendono imperniato di storie. Quando ti sei reso conto che era arrivato il momento di raccontarcele? 

Sono stato in giro a suonare per tanti anni, su e giù per l’Italia e anche qualche esperienza all’estero. Ho mangiato e dormito in centinaia di posti diversi, conosciuto migliaia di persone, ma sono stato sempre affascinato da quelle figure un po’ fuori dagli schemi.

Così come sono sempre stato attratto dai fricchettoni del mio paese! Poi è arrivata la pandemia e siamo stati tutti costretti a tirare un freno. Mi sono reso conto che questa situazione iniziava a piacermi, questo rallentare il ritmo del quotidiano, iniziavo ad apprezzare la noia e tante altre cose che andando sempre di fretta non avevo mai notato.

Venivo da una bellissima esperienza di qualche anno come giardiniere, un periodo in stretto contatto con la natura che aveva contribuito a darmi una sensazione di pace e di tranquillità.

Ho iniziato così a scrivere un po’ di canzoni, registrandole a casa, cercando di trarre il meglio da questo contesto. Amore e Fretta: due parole chiave. Era arrivato il momento.


Sembra che proprio di fretta oggi non si possa fare a meno, e in molti casi l’amore è vittima di questa modalità d’impiego, d’assunzione; nel tuo primo singolo ci spieghi perché le cose per due che si amano dovrebbero rallentare, prendersi il loro tempo. Ma è davvero possibile farlo in un mondo come quello che viviamo?

Ci vuole una nuova pandemia! Naturalmente scherzo: è stato un periodo terribile, forse lo è ancora. Tanti morti, tanta sofferenza, guerra tra poveri. Eppure inizialmente credevo che stesse cambiando profondamente le persone, che ci stesse rendendo migliori. Invece mi sa di no. Un’occasione persa.

Succede tutto troppo velocemente. «Produci, consuma, crepa», per dirla alla CCCP. Un amore, spesso, non ha nemmeno il tempo di nascere.

Io me lo auguro che si inizi a rallentare. Cerchiamo di alimentare il desiderio di fare una cosa, non perché ci viene imposta dalla società in cui viviamo. Certo è necessario cambiare stile di vita, fare delle rinunce, ma ne vale la pena. Io ci sto provando.

Passiamo allo stile del brano. Un elettro-pop elegante e intellettuale che arriva al segno con un’essenza rock in grado di manipolarne l’anima tra alternanti composizioni e scomposizioni sonore. Un passaggio del percorso artistico o l’arrivo al traguardo di uno stile definitivo e del tutto personale?

Guarda, un po’ difficile a dirlo. Sicuramente la produzione artistica di Simone Prudenzano e il suo studio hanno dato una svolta positiva ai brani e mi auguro che sia solo l’inizio di una proficua collaborazione. L’obiettivo è quello di creare uno IUCCA sound, ma del resto, sono solo all’inizio di questo nuovo progetto.  

E noi te lo auguriamo con tutto il cuore.

Per molti artisti nati in una band la cosa migliore che si possa fare a un certo punto della carriera è stare “soli”, scrivere “soli”, esibirsi “soli”. Una manifestazione della solitudine che fa di protagonisti come te elementi distintivi di una classe sociale e artistica specchio della contemporaneità dell’individualismo. Come cambia – se cambia – la filosofia dalla band al singolo? 

Secondo me cambia. Soprattutto a livello pratico, nel prendere decisioni. Stare in una band significa confrontarsi, contaminarsi, a volte è pura magia ed è bellissimo. Da solo, devi fare i conti con te stesso, ma se hai le idee chiare può essere che raggiungi più serenamente il risultato.

A quando l’album?

A breve ci sarà un nuovo singolo. Con i ragazzi di NOS Recordsche ringrazio tantissimo – abbiamo deciso di pubblicare una serie di brani prima dell’uscita dell’album. Non c’è ancora una data precisa: senza fretta!



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