Marco Ancona e la sua (e nostra) rivoluzione

di Elisa Mauro

Lo chiamano underground per distinguerlo dalla superficie. Si tratta, in effetti, di un sottobosco musicale del rock nato negli anni Ottanta e sopravvissuto per mezzo di paradigmi propri, assolutamente  indipendenti, volutamente anticonformisti.

Cantautore d’eccezione, Marco Ancona è uno dei suoi ambasciatori più accreditati. Per la terza uscita del suo progetto solista, l’ex leader di Bludinvidia e Fonokit, band molto apprezzate dalla critica degli anni Novanta e di cui ancora conserviamo nella nostra memoria un’ottima reputazione, propone un brano scritto e interpretato con la cantautrice Francesca Romana Perrotta

Il titolo del singolo è La rivoluzione, prodotto dallo stesso Marco Ancona per Nos Records e Believe e disponibile in digital-45 dal 2 maggio presso tutti i digital stores insieme alla riproposizione in b-side del Quando resta solo il nome, pezzo-emblema della sua carriera solista. 

La rivoluzione è un atto di ribellione 

Questo brano fa della ballata rock un sostegno per due individui che intendono salvarsi. Due come loro, come chiunque, i protagonisti scelti per la narrazione, che evocano gli spettri del passato solo per lasciarli andare via per sempre, per farli ritornare alla loro pace. 

Con una musica a più piani e a sequenze riflesse «ha inizio la rivoluzione», una liberazione, fatta allo stesso tempo di silenzio e di assenso, inteso come un accordo tacito tra pari, non necessariamente qualcosa da esorcizzare o di cui pentirsi.

Quello de La rivoluzione appartiene a un rock intimo, noise, nato probabilmente in una stanza dalle pareti opache, dalla psichedelìa di città-polpo, da soluzioni mancate, dall’assenza di eroi e di religioni logiche, dall’amara contemporaneità che abitiamo senza luoghi. 

Tuttavia, nonostante appartenga all’oggi, è un brano che può salvarsi dal suo tempo e dal suo stesso spazio e mettersi sospeso a guardare oltre.

«C’è l’attesa – spiega Ancona riferendosi al suo nuovo singolo – che accada qualcosa che rivoluzioni lo status quo di una storia, non necessariamente d’amore. In un silenzio appassionato qualcuno aspetta che l’altro si muova, che rompa gli argini e dia il via alla necessaria rivoluzione. Fuori dagli schemi, dalle regole, dagli argini delle convenzioni sociali».

Le costruzioni del brano sono definite, lucide. Le strofe palpeggiano l’anima con parole raffinate e la musica, nei ritmi e nell’armonie, lascia che il tempo scorra senza doversene preoccupare. 

La poetica de La rivoluzione s’incentra dunque sulla scelta di entrambi i suoi protagonisti di scongelare ogni ipotesi di vita insieme e lasciarne scorrere il fluido ovunque possa fertilizzare.

Il graffio vocale di Francesca Romana, pluripremiata cantautrice di origine salentina, s’insinua perfettamente nel gioco di ombre messo in atto dalla voce di Marco Ancona. I due si danno potere tramandandosi ciò che sanno grazie a un’intesa che va oltre ad ogni schema precostituito. 

Un brano senza compromessi, che sa mettere d’accordo melodia, contestazione e poesia cogliendo l’essenza originaria del rock. E che sa indossare con la stessa disinvoltura una t-shirt insieme a un tight

Ed è questo che fa la rivoluzione e fanno i rivoluzionari. Costruiscono linee e le ramificano, le distorcono, le dirottano e poi trasmettono, a chi intende seguirle, le tracce fatte.

Coerentemente con una linea artistica che ha dovuto coniugare spirito indipendente e anticonformista a tradizione, Marco Ancona assume un ruolo di primo piano nell’evoluzione del rock italiano. 

Artisti come lui sono quelli che ti portano ad approfondire la musica, a scegliere di interpretarla o, meglio, di riprodurla. Il suo rock è poetico e sa mettere sullo stesso piano, senza ferire nessuno, armonia ed elettricità.

Con Marco Ancona e La (sua e nostra) Rivoluzione l’underground si gonfia d’orgoglio e assorbe come una spugna il senso ultimo: ossia sopravvivenza di ottima musica come fosse la più coraggiosa scelta di campo.


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