Lettera all’Europa

di Silvio Nocera

Cara Europa

Ti voglio bene! Oggi ricorre una data importante: è il tuo settantaduesimo compleanno. Settantadue anni fa fa Robert Schuman ti portava alla luce accendendo un faro sulle macerie della vecchia te stessa, umiliata e distrutta dai nazionalismi e dai totalitarismi, a seguito degli orrori perpetrati dal nazifascismo.

Robert Shuman

«La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano», aveva annunciato solennemente. E forse questo tuo Settantesimo è un genetliaco unico e particolare, in questo 9 di maggio in cui anche Mosca celebrerà la vittoria dell’Armata Rossa sui nazisti, mentre i fischi delle sue bombe sibilano sull’Ucraina e la pace duratura costruita in questi decenni sembra essere irrimediabilmente compromessa. 

Cara Europa,

a farti gli auguri è uno dei tuoi figli, cresciuto nell’illusione della religione di uno sviluppo perpetuo derivante dall’ossessione neoliberista, rovinosamente caduta sotto i colpi dell’ultima pandemia. Sono uno dei milioni di ragazzi appartenenti alla generazione Erasmus, che ha avuto la fortuna di crescere e studiare in un continente privo delle dogane e delle barriere conosciute durante l’infanzia, quando ancora il Muro di Berlino scandiva il limite invalicabile tra l’Est e l’Ovest e segnava il confine di una libertà ora goduta, ora anelata e in nome della quale dall’Ungheria alla Cecoslovacchia migliaia di persone avevano perso la vita.

E oggi che sono io a insegnare ai miei alunni quello che i miei professori avevano trasmesso a me, mi è toccato entrare in classe e chiedere ai miei studenti di cercare una tua cartina precedente al 1989 per far capire loro di quale rivoluzione è stata figlia la tua rinascita, ché la pace e la prosperità non sono territori né diritti immutabilmente acquisiti.

E presidiarli contro le storture della guerra, dei populismi, degli assalti delle democrature non è un vezzo ma uno stato di necessità e di sopravvivenza per le liberaldemocrazie

Cara Europa,

oggi più di ieri abbiamo bisogno di conservare e onorare la nostra memoria storica, non solo per scongiurare diaboliche ombre del passato, ma soprattutto per capire chi siamo: non può esservi futuro al di là della nostra storia.

Non può esserci futuro se non nella consapevolezza del percorso che abbiamo compiuto e che ci ha trasformato in quell’Unione Europea tratteggiata da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, che trova ragione in un quadro di democrazia, mutua solidarietà, radici e valori comuni e condivisi. 

Oggi più di ieri, Europa, abbiamo il dovere civico e morale di sostenerti, promuovere il tuo progetto di sviluppo, senza risparmiare critiche costruttive per spronarti a diventare grande: non sei perfetta, i tuoi meccanismi di funzionamento sono farraginosi e i tuoi leader mantengono su di te quel velo opaco del potere che esclude i cittadini dalla comprensione e dalla piena partecipazione ai processi decisionali.

La loro comunicazione si nutre di una retorica fatta di simulacri vuoti e che spesso appaiono lontani dalla nostra vita quotidiana, dando adito a polemiche sterili di cui si nutrono i nuovi nazionalismi, mentre tu sembri stritolata dagli abbracci mortali loro e di chi vorrebbe ridurti in pezzi, senza però rinunciare ai benefici economici che hai apportato.

Sei ancora come un vaso di coccio stretto tra vasi di metallo, preda degli antichi vassallaggi di Yalta e di un ordine mondiale che i recenti accadimenti hanno spazzato via. E allora, oggi più di ieri, devi farti arca di nuova alleanza, rompendo lacci, lacciouli e indugi, esogeni ed endogeni, che hanno bloccato il tuo progetto confederale.

Eppure criticarti non significa bombardarti, quanto piuttosto individuare strategie e soluzioni per rinnovare il tuo progetto adattandolo ai tempi mutati che viviamo. Queste soluzioni non possono e non devono sfociare semplicemente nel cieco abbraccio di velleità liberiste, ma devono tradursi in un progetto politico pragmatico e lungimirante che superi la tua mera unione monetaria e di mercato.

Cara Europa,

siamo stanchi di ascoltare a ogni elezione nazionale il levarsi di cori da stadio pro o contro questo o quel politico inneggiando poi per la vittoria di chi garantisce uno status quo egoistico e fine a sé stesso eppure privo del coraggio richiesto dai tempi straordinari che viviamo.

Siamo stanchi e annoiati da una retorica vuota e per la maggior parte incomprensibile ai più, siamo stanchi che il consesso ristretto del Consiglio prenda decisioni condivise a Bruxelles, salvo poi tornare nelle rispettive patrie e mettere in moto la macchina della propaganda per giustificare di fronte agli occhi dei propri elettori quelle decisioni figlie di accordi e compromessi politici intergovernativi, bollandoli come costrizioni richieste dall’Europa. Quanta ipocrisia

Cara Europa,

ti voglio bene! Ti sogno confederale e fiera della tua storia, unita e libera, democratica e fiera,  consapevole e audace e forte. Ti sogno negli occhi dei tanti amici e colleghi con cui ho condiviso gli anni di formazione e di lavoro trascorsi in alcuni dei tuoi Stati, grazie alle opportunità che tu mi – ci! – hai dato.

Ti sogno profumata come le notti di prima estate del dolce Mediterraneo e gelida come i venti delle terre dei figli di Odino, unita e ricca della sua diversità, tu che ancora conservi i segni di vecchie cicatrici che ti hanno forgiata, ma non ti hanno piegata, né spezzata.

Ti sogno creativa, pacifica e finalmente pacificata negli intenti, negli obiettivi e nella visione di futuro.  Ti sogno una, unita, compatta e proiettata in un futuro che è di tutti e che tutti noi abbiamo il dovere di programmare e di preservare.  

Ecco perché questo 9 maggio ti celebrerò più che in altri tempi: perché questo anniversario è anche e soprattutto mio.

Buon compleanno

Tuo Silvio

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche La pace è un esercizio di coscienza.

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