La pace è un esercizio di coscienza

di Silvio Nocera

Appena entrato in aula, ieri, ho chiesto ai miei studenti di trovare e aprire una cartina politica dell’Europa precedente al 1989. Qui, quattordicenni, pur guardandomi con aria interrogativa, hanno eseguito. Leggevo nei loro occhi di studenti sbattuti sui banchi alle 8 del mattino l’indifferenza di chi sente parlare di un mondo passato che non avevano visto e che sembrava loro distante anni luce.

«Speravo di non dovere aprire questa mappa stamattina – ho detto loro – ma capire cosa accade nel mondo e imparare ad analizzarlo e a raccontarlo con esattezza significa il più delle volte frugare nel passato e sollevare le pieghe della Storia. Perché il mondo è quello che è a causa del suo passato».

Nel mio corso di giornalismo prestiamo molta attenzione a porci domande, a capire meccanismi di funzionamento, processi, relazioni e a raccontarli cercando di seguire le categorie dell’Esattezza, della Visibilità e della Molteplicità nella costruzione dei nostri racconti. 

Non era per me possibile cominciare a parlare di cosa stia accadendo in Ucraina, senza raccontare della Cortina di Ferro, della Guerra Fredda, del mondo di Yalta, facendo veder loro su una carta geografica come era l’Europa che non hanno conosciuto.

LA MEMORIA

Ho detto loro che la pace non è una condizione scontata e che bisogna battersi per preservarla. E che il compito di un giornalista è testimoniare i fatti in modo preciso e accurato e rafforzare la memoria storica, nemmeno quella scontata.

Perché quando si perde memoria di sé, si smarrisce se stessi e la nostra relazione col mondo può depauperarsi fino al punto di ripetere terribili errori ed orrori.

Ho spiegato loro che fino a qualche decennio fa in Europa si viaggiava col passaporto, e che ad attraversare il blocco dell’Est per venire a Ovest si rischiava la vita. Ho detto tute queste cose ed ho taciuto dei tanti segnali di allarme che giungono ormai da tempo: i nazionalismi, gli identitarismi, gli assalti ai trattai internazionali e quelli allo Stato di Diritto, l’impennata dei prezzi e l’inflazione. Tutti segnali che nella Storia non hanno mai portato nulla di buono.

I miei studenti mi guardavano come un alieno, fin quando ho chiesto di pensare a come il mondo sarebbe stato se i nazisti avessero dominato l’Europa, o se il percorso di perestroijka non fosse stato decapitato con il colpo di Stato che depose Gorbačëv, o se l’Unione Sovietica non si fosse disgregata. Loro mi hanno risposto che non sapevano, che forse saremmo stati tutti morti, o forse avremmo vissuto tutti in un mondo diverso.

Allora mi sono illuminato. «Avete letto Il Grande Gioco di Peter Hopkirk? Avete visto il documentario Herzog incontra Gorbaciov? Sapete che lo stato di tensione pre-guerriglia nel Donbass va avanti da diversi anni? – ho domandato veloce – Se volete capire qualcosa di Ucraina è necessario che approfondiate un po’».

La curiosità montava e i miei studenti hanno iniziato a fare domande. Molti di loro non sapevano nemmeno chi fosse Mikhail Gorbačëv.

LA PACE È UN ESERCIZIO DI COSCIENZA

Ecco: la condizione in cui ci troviamo oggi viene da molto lontano, da tanti errori e anche da tanti salti della Storia. Ignorare significa arretrare centimetro dopo centimetro, giorno dopo giorno, dai presidi di conoscenza e coscienza attraverso cui si costruisce una pace duratura. Una pace che va praticata ogni giorno, in tutti gli ambiti della vita, e va esercitata per restare viva e ad essa devono esercitarsi le generazioni che si accatastano le une sulle altre sempre più spesso ignorando quanto accaduto prima di loro.

Non solo le istituzioni formative hanno questo compito, ma tutte le persone per bene e di buona volontà sono chiamate a un cammino che ci coinvolge tutti, come persone, come cittadini, come formazioni sociali, come società.


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