L’arte e l’evoluzione del contesto

di Angela Maria Spina

Saper affermare e definire linee di riflessione dei temi culturali dovrebbe essere un bisogno irrinunciabile dell’individuo.

Esattamente come la comprensione e l’interpretazione di ogni forma d’arte, in tutte le molteplici sfaccettature, considerate ogni volta, come espressione di ricerca, di conoscenza e di esercizio di pura intelligenza. Per chi l’arte la pensa, la crea e la vive. 

Travalicando i termini e i canoni meramente estetici dell’arte – tutti per lo più ascrivibili all’individualità – resta un dato oggettivo delle opere artistiche: esse diventano tutte espressione della complessa identità individuale, collettiva, sociale e civile che ognuna ha l’ambizione, a modo proprio, di definire e produrre. 

I giovani maturandi del Liceo Scientifico Julia città di Acri, in provincia di Cosenza, classi quinte sez. A e B hanno certo avuto in animo proprio questa idea, allorquando si sono messi al lavoro, magistralmente coadiuvati dal docente di Disegno e Storia dell’arte Prof. Francesco A. Ranaldi e dalla dirigenza del Liceo al fine di realizzare un lavoro artistico corale e collettivo per i giovani artisti, arricchito da considerazioni culturali maturate durante l’intero percorso scolastico, denominato 22 ART PROJECT per un’opera pittorica titolata INTORNO e FLOW realizzata su base lignea che ha trovato spazio lungo il piazzale del liceo. 

L’opera che sovrasta l’ingresso dell’edificio scolastico è potente e impattante, non solo per l’effetto cromatico che giganteggia sulla superficie muraria, ampia e considerevole, ma perché sembra ricomporre l’individuazione di diversi segni artistici, in grado di sublimare significazione e comunicazione artistica. 

Il filosofo Giovanni Vattimo affermava: «Il valore dell’opera d’arte si verifica non tanto in quanto l’opera d’arte viene detta bella e riuscita, ma in quanto concretamente e storicamente, l’opera d’arte stimola e suscita un processo, infiniti processi di interpretazione e cioè discorsi». Questo è, indiscutibilmente, uno di quei casi. 

Quest’opera nasce con tutta evidenza da un’esigenza di carattere interiore, prepotente e urlante, che i giovani artisti hanno saputo definire e realizzare. 

Pone e propone qualcosa che ha dentro di sé, il principio generativo del venire alla luce, del respirare e vivere nei mesi strani segnati dagli eventi pandemici, con la crisi, innescata dal Covid e nei giorni drammatici e bellicosi, del dilagare di tanta violenza e morte. 

Si afferma perciò prepotentemente il riferimento alla cultura e all’arte come principale antidoto contro ogni forma di annichilamento e violenza. 

Del resto già Raffaello e Baldassar di Castiglione avevano ammonito su una cosa: «come dalla calamità della guerra nasce la distruzione e ruina di tutte le discipline ed arti, così dalla pace e concordia nasce la felicità a’ popoli»

L’arte e la cultura, quindi, sono affermate entrambe come antidoti salvifici in grado di farci stabilire un indispensabile dialogo, anche personale e imprevedibile, non solo con noi stessi, ma con le nostre emozioni e la parte più mal celata di ciascuno di noi. 

Arte e cultura hanno soprattutto la capacità di saper varcare i confini spaziali e temporali, che vanno sempre oltre l’oggettività, per declinarsi in mille sfaccettature di dati, una per ogni soggetto che osserva e ascolta l’opera d’arte. 

Se come affermava Kandinskij: «il valore di un’opera d’arte consiste nel suo profetizzare un mondo» in quest’opera non c’è solo il mondo, ma innumerevoli mondi e «altrimente si deroga alla natura e dignitade di chi può fare e di chi può essere fatto» (G.Bruno, Proemiale epistola), c’è in essa la teorizzazione di quanto è astratta, ma è al tempo stesso visibile.

C’è la soglia dell’interpretazione dei segni, il segno-messaggio di qualcosa, che come tutti i messaggi prende parte a quel campo chiamato “comunicazione” che più banalmente comprende mittenti (giovani artisti) abili trasformatori e manipolatori dei propri mondi interiori, che in essi albergano; i destinatari del loro messaggio e la moltitudine di ulteriori interpretazioni, che fluttuano attraverso il canale

Questo significa che sapendo osservare e ascoltare l’opera d’arte ognuno ha la possibilità di trovarvi in essa un pezzo di sé, come ciò che vede e sente, proprio perché non può esserci una versione assoluta di ciò che quest’opera comunica.

Nell’opera non c’è giusto o inappropriato. 

Guardandola, si avverte la necessità di respirarne l’essenza, dei molteplici significati che esprime: non solo da dove viene, verso dove è orientata e a cosa serve, elementi tutti fondamentali e tipici dell’opera, propri dell’uomo, come delle filosofie e delle tematiche fondamentali dell’esistenza umana, ma queste stesse evocano anche: chi sono io, da dove vengo e dove vado? 

L’opera diventa così, parte di un linguaggio artistico, la cui coloritura diventa estremamente poetica, caratterizzata cioè dalla coesistenza di significante e significato nel quale il significante rimodula i tratti, le forme i colori, quasi fossero parole di una poesia, il suono, il ritmo, gli accostamenti. 

Come la poesia, l’opera pittorica fa vivere di suoni, di ritmi e di figure, anzi, rende palpitante tutti i ritmi e le figure che si è scelto di rappresentare, per comunicare i propri dirompenti messaggi e l’invito alla pacificazione con sé stessi e soprattutto con il mondo. 

Qui il significante e il significato sono strettamente connessi, al punto da risultare inscindibili.

Il significato giunge a noi attraverso quel significante. Solo se interveniamo su di esso, modificando l’ordine delle forme o sostituendo il colore, in una dimensione combinatoria con un’altra, in modo che tutti gli equilibri, risultino perfettamente alterati e siano in grado di non generare più la stessa grande opera, ma una nuova diversa, unica opera, che definisce la precedente che l’ha ispirata poeticamente, dando origine a un’altra cosa: INTORNO e FLOW

Per noi questa restituisce la forza delle immagini.

A ben pensarci la creazione anche di tutti quei chiassosi, festanti e frenetici omini in movimento che con il loro muoversi si curano di ricomporre o smantellare simbolicamente l’opera stessa, e non già quella dei loro suoni e dei loro ritmi

Questa peculiarità, unita alla capacità dell’arte di superare i confini spazio temporali, rende così all’opera una potente leva, per aprirla non solo a riflessioni su di sé, ma anche sul proprio modo di stare in relazione con il mondo, al quale propone ogni assetto difficile e incomprensibile della propria stordita e dissonante realtà. 

L’arte infatti mutua sempre l’intelligenza verso orizzonti e forme capaci di misurare urgenze interpretative, lo fa in ragione di sempre diverse e stimolanti elaborazioni, soprattutto per vivificare con nuova linfa la cultura a tutto tondo. 

Siamo persuasi di quanto importante possa essere stato puntare sulla condivisione delle sollecitazioni culturali, per realizzare quest’opera; e quanto e quale potere catartico e rigenerativo possa aver assunto il risultato finale dell’opera. 

Che tutto questo si realizzi a scuola è parte delle sollecitazioni creative che proprio a scuola dovrebbero saper nascere: la capacità di liberare i pensieri, definire una linea di riflessione tra ciascuno di noi e il mondo circostante, il turbinio delle proprie emozioni e delle suggestioni che ognuno vive e sente; e che un abile docente non può esimersi dal produrre e suscitare nei propri alunni, evocando a sé la rappresentazione dell’anelito alla vita, alla resistenza, alla rivolta e soprattutto tentando di veicolare il risultato che si spera di ottenere, tutte le volte magari che si punta a voler mettere in circolo la cultura, puntando dritto all’esaltazione della bellezza. 

La cultura, vera linfa vitale dello stesso stare al mondo, del provare a comprendere, capire, spiegarsi, non solo nel senso letterale del termine, ma soprattutto in quello simbolico di arricchimento, per le sollecitazioni che offre, addolcisce ferite, cura malattie, ha la capacità di far superare impedimenti o ostacoli, talvolta semplicemente favorisce o ristabilisce la contemplazione, per riuscire a far intuire e cogliere la verità – nel senso heideggeriano del termine – intesa come (di)svelamento occultamento e apparizione.

E ancor più in grado forse di riuscire cogliere e stabilire l’essenza profonda di opere che rispondono al loro voler focalizzare l’attenzione sull’evento della verità, di ogni procedimento artistico rivelativo, come quello a cui si assiste ammirando quest’opera, realizzata con grande maestria e intensità dai giovani artisti. 

Dopotutto, la centralità dell’arte è evidente che sia uno dei migliori discorsi possibili, unitamente a quello filosofico, che attraverso quest’opera, si è comunque avuto in animo di riuscire a determinare.

Si ha infatti la sensazione, come magistralmente ci hanno insegnato i greci antichi, che le opere artistiche, abbiano la capacità di diventare oggetti sociali e come tali provocare (sempre) accidentale conoscenza

Il filosofo Benedetto Croce direbbe che le opere provocano la contemplazione degli stessi sentimenti. 

E i temi di questa opera artistica si sviluppano tutti per comprendere esattamente i segni del bello e le tracce del vero, che si misurano attraverso gli accordi con posizioni anticonformiste e visionarie. 

Contemplare l’oggetto artistico come qualcosa di compiuto in sé stesso, serve per creare una corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo artistico, che come naturale che sia, va ben oltre il mero artificio; ma si mostra sapiente e riuscitissimo elemento artistico, tra i più interessanti e ben studiati di tutte le migliori sperimentazioni didattiche e artistiche che si ha la possibilità di immaginare e definire. 

Se solo ci mostrassimo disponibili a coglierne la connessione di elementi e dati! Tutti necessari al riconoscimento oltre l’opera stessa, ma che ad essa ritornano sempre. 

L’opera non è neanche solo il pensiero indagatore degli studenti artisti che l’hanno realizzata ma è l’addizione di molteplici elementi tutti da ricercare nell’opera stessa, volta per volta, resa agevole e percepita da veri artisti esperti, capaci cioè di esperire una piena esperienza artistica. 

Di fatto in questo percorso c’è per così dire, una dilatazione del piacere puro procurato dal bello, nel quale chiunque può perdersi o magari anche confondersi.

C’è una strategia persuasiva utile a per farci cogliere e vedere l’altrimenti. C’è l’esortazione e l’invito a sviluppare ogni capacità intellettiva oltre che visiva; capace di farci riconquistare la voglia d’intendersi come parte di Umanità, che punta anche sull’agio di ognuno, nel sapersi rendere artista singolo, autore del proprio contributo individuale; e al tempo stesso generoso artefice dell’opera collettiva, che nel suo relativo contesto di riferimento, assume anche per questo, valore come parte indispensabile del tutto. 

La categoria del bello non solo assolve solo alla funzione della godibile visione del ben fatto, in cui la luce che ne scaturisce risulta capace di scacciare la penombra, a cui gli occhi potrebbero abituarsi ma in ogni elemento, e per tutti gli elementi, è reso il supporto, per aiutarci a prendere paradossalmente le distanze da certa barbarie, e permettendoci di elevarci, trasformando la domanda (del bello) in un punto di partenza per chiunque volesse chiamarne in causa il significato profondo del bisogno, della necessità dell’Estetizzazione della Realtà

Questi studenti hanno abilitato in modo raffinato l’ontologia ermeneutica dell’arte e degli artisti, come specchio riflesso, come guida verso profondi processi interpretativi sui quali continua a fondarsi l’arte. 

In quest’opera coglierne la prospettiva estetica, ma tutto sommato anche quella etica – dell’arte e degli artisti – è sin troppo facile, dal momento che si realizza la costruzione di un linguaggio capace di sfruttare tutta l’energia disponibile rendendo gli autori strumenti di risposta all’ambiente culturale che li circonda. 

Il risultato finale filtra e purifica l’arte e la cultura che essi stessi hanno respirato e vissuto per coglierne ed esaltarne lo spirito che ascende all’intensità dei desideri intellettuali, e della loro relazione con il loro stesso stare al mondo.

Nel vitalistico imperio della realtà e del sogno, attraverso i quali essi sono stati capaci di dare un senso interpretando la disparità tra desideri e realtà, l’opera così compiuta sottolinea l’arcano richiamo della sfida dell’oltre umano, come superamento dei suoi stessi limiti. 

C’è in questa opera una rappresentazione resa prossima alla teoresi nietzschiana: un cammino nell’arte e nella cultura, che gli audaci artisti hanno avuto capacità realizzare e verificare, perché si tramutasse in complessità, affinché si sottolineasse il percorso di aspirazione a forme di trascendenza prosastica, che hanno cioè reso l’esperienza sensibile e la percezione fisica dell’opera come fatica dello spirito che acclama il concetto e si rifiuta de facto di realizzare qualsiasi determinazione prestabilita. 

Al di là dell’universo frammentario e spezzato c’è un’unità artistica più profonda, in cui si generano apparenze molteplici e sopravvive la lacerante bellezza di un contraddittorio col mondo che ciascuno di loro vive e con il quale si confronta. 

Comprendiamo così ciò che questi artisti non sono, e ciò che invece rivelano di essere veramente, anche attraverso l’unione con il diverso, il lontano da loro, creando una specie di dialogo ideale: tra la voce del singolo con quella di tutti gli altri nel loro tempo e nella loro storia. 

Interpretare non significa solo costruire un senso, ma accogliere un gesto.

Questo gesto è il frutto a tutti gli effetti, di una soggettività umana che necessita sempre di un’attitudine riconoscente di ospitalità sia verso l’alterità del singolo artista che ha concorso all’opera che dell’osservatore meno istruito che la osserva, e deve riuscire a guardarla per saper collocarne tutto il significato intrinseco ed estrinseco dell’opera. 

Vi si ritrova tutto il profondo valore del criticismo e dell’interpretazione anche delle contraddizioni artistiche, che dichiarano guerra all’isolamento o alle visioni relativiste-nichilistiche impedendogli di negare l’assolutizzazione dell’esistenza e della realtà e di tutti quei valori di cui nella storia dell’arte sono portatori gli artisti con le loro opere. 

Le configurazioni e la morfologia di un tempo che deflagra fin dentro la contemporaneità, offre all’opera per così dire una veritàadaequatio rispetto al dato oggettivo preesistente dell’osservatore.

Esso ne puntualizza forse solo una verità performativa definendone una specie di cantiere artistico a cielo aperto, fatto di artisti che hanno trascinato in questa esperienza tutte le loro strutture concettuali portanti, che hanno avuto modo di conoscere e studiare; e quasi in un gioco catartico essi sono riusciti a collocare in bella vista un risultato sorprendente, realizzato attraverso un considerevole lavoro di (ri)costruzione e riorientamento. Un orientamento che ha determinato, come risultato finale, lo svelamento, l’invito a lasciarsi catturare dall’idea del progetto in un continuo entrare ed uscire dalla stessa opera, come in una specie di gioco interpretativo, nel quale il gioco non sta infatti nei termini di un riconoscimento del già noto, ma piuttosto nell’individuazione di tutti quegli elementi che sono validi per la costruzione di una rete di nuove relazioni sconosciute, ma artistiche e tra artisti, in grado di proiettare il loro preciso ed assoluto ruolo, così come la loro importanza, con soluzione di sorprendente e convincente validità. 

Il risultato finale è stato quello di essere stati in grado di scrivere un racconto e una narrazione, che facesse da schermo a un’analisi e una pratica biopolitica, come l’avrebbe definita il filosofo francese Foucault, in cui si è creato un nuovo modo di intendere il concetto di arte come corpo compatto, governato da determinate e precise leggi, studiate, analizzate e conosciute al fine di piegarle verso l’interesse artistico. 

Individuando l’importante e indissolubile legame tra biopolitica e nuove tecniche di riconoscimento dei confini epistemologici, hanno spostato i contesti artistici di origine, sono così entrati in risonanza con nuovi contesti, per attuare nuove risonanze artistiche indotte, in grado di persuadere con progressività e deflagrare. 

L’evento interpretativo è dunque esso stesso un gesto di conduzione, propagazione e di trasduzione, elementi mutuati dalla storia dell’arte, nei termini di elementi, dati delle opere, artistiche dei Maestri e da un sistema culturale che riesce comunque ad attribuire valore alle differenze ed ai riferimenti. Sin anche alle frizioni che spesso potrebbero separare o contrapporre correnti artistiche, artisti e molteplici e differenti contesti storico-culturali, in cui le opere d’arte prendono forma e significato. 

Tutti gli elementi che hanno concorso a realizzare quest’opera sono quindi un invito a partecipare a quel gioco dell’interpretazione a cui siamo invitati noialtri, guardando.

Perché ogni interpretazione non può che dipendere in modo imprescindibile dalla comunità di co-interpreti che l’opera riesce a creare intorno a sé. 

Un insieme di individui che condividono una certa lettura (comune) dell’opera, dell’interpretazione e del mondo artistico di chi l’ha realizzata, finisce per concorrere a costituire l’ossatura simbolica su cui si fonda, di fatto, lo stesso organismo artistico

Si apprezza pertanto la prospettiva di forte transdisciplinarietà, ci sono elementi chiave per il pensiero: c’è una dimensione emotiva e cognitiva sia dell’attività artistica che mentale degli artisti. C’è un rapporto di forza che struttura la scelta, nella quale l’arte si configura come interscambio, sia di flussi emozionali che razionali, nella rete di interrelazioni comunicative. 

Convincente la mitopoiesi, quella cioè che che fa apprezzare la capacità d’interpretare la realtà in termini mitologici, con scenari interpretativi che si dimostrano in grado di farci capire le meccaniche costitutive dell’opera stessa che diventa un efficace mezzo di persuasione, capace di far comprendere per così dire la struttura narrativa dell’opera stessa, ovvero l’implicita capacità della parola sull’opera, che non è soltanto un lineare e diretto tramite di conoscenza (cosa che, del resto, non avviene mai perché di fatto non esiste discorso artistico che non sia sempre immerso in una relazione di potere) ma diventa centro di efficacia artistica simbolica, cioè il vero e proprio gomitolo di relazioni tra corpi, affetti e organismi artistici che annodano necessità con implicazioni soprattutto sociali. 

Lodevole e pregiata la tecnica di realizzazione, che diventa simbolicamente un esercizio di lotta e di sopravvivenza dell’arte stessa, anche in difficili e complicate situazione di realizzazione, e di tutto ciò che s’intende continuare a considerare come artistico.

Accedere al potere interpretativo delle opere favorisce uno scollamento fortissimo tra un senso comune del discorso e una riappropriazione individuale e autonoma dell’opera. 

Il punto di innesco di questa pregevole opera è dunque tutta riposta nel ri-orientamento artistico del meccanismo interpretativo stesso dell’opera, nel quale sceglieremo di riconoscerci o meno, ma con cui questi artisti hanno mirabilmente saputo fare i conti, dal momento che è stato possibile far vacillare sia l’ordine delle priorità artistiche che quello dei fini culturali. 

Dal momento che ogni narrazione artistica è anche estetica, gli studenti sono stati in grado di disegnarla attraverso una complessa geografia d’identità profonde in una ragguardevole attività artistica e interpretativa, come mezzo potente e suggestivo per promuovere nuove credenze emancipatrici.

Attraverso una narrazione altra si vivifica la rinnovata presa di parola degli artisti contemporanei alimentandone in fieri la capacità di assicurare all’arte spazi e condizioni opportune, per poter continuare a considerarla ancora come forza vitale e non soltanto come semplice espressione di potenzialità, talvolta per lo più inesprimibili. 

Da quest’opera è come aver ricavato dei sintagmi, cioè quelle tracce, con cui è sempre possibile costruire i mitemi, ossia nuclei narrativi per incrementare, meglio e di più, la storia artistica e culturale del territorio che i giovani vogliono vivere e costruire.

In fin dei conti, essi hanno costruito forme di conoscenze policrome che assurgono alla funzione precipua di dilatare e incrementare conoscenze e intelligenze; specie se in rapporto ai molteplici modi in cui l’opera diventa per le coscienze, utile strumento capace di portare a maturazione l’aspirazione alla conoscenza del nuovo, e soprattutto alla comprensione di quegli stessi mitemi che le servono proprio per ostacolare la perniciosa venerazione di altri feticci culturali. 

Gli artisti:

Classe V B

Aiello Francesca
Aiello Giulia
Burlato Antea
D’Alcantera Alessia
Emiliano Falcone
Giannice morena
Marsico Mariafrancesca
Mauro Alessia
Molinari Myriam
Montagna Angela
Perri Amelia
Perrone Angelo
Petrone Maria Vittoria
Rosa Luigia
Sposato Roberta
Tocci Francesco
Triolo Chiara
Zanfini Eleonora

Classe V A

Ardito Francesca Elena
Barone Antonio
Biafora Giovanni
Bosco Michail Simone
Chimento Marco
Conforti Mattia
Corina Chiara Angela Pia
Gradilone Francesca
Ferraro Cristiana
Greco Arianna
Greco Chiara
Greco Erika Maddalena
Marchese Rossana
Monaco Manuel
Perri Giusy
Reale Matteo
Ritacco Attilio
Scaglione Zajra
Sposato Francesco Ernesto
Zanfini Marika


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