Il quartetto Razumovsky: l’ultima immensa eredità di Paolo Maurensig

Esistono libri che sanno accarezzarti le vene. Un’opera che sa farlo in modo particolarmente tenero e premuroso è l’ultimo romanzo dello scrittore di Gorizia Paolo Maurensig  intitolato Il quartetto Razumovsky. Uscito il 18 gennaio per Einaudi Maurensig, appassionato di scacchi e di buona musica, prima di lasciarci fa affiorare un dubbio che resta sospeso davanti alla nostra esistenza: c’è davvero l’aldilà? Se è sì, è sicuro che divida le sue anime tra buone e cattive

Una distinzione, questa, che ci lascia immaginare quel luogo come un fiume con foce a delta che dirotta i suoi passeggeri chi da una parte chi dall’altra, per approdare tutti ugualmente nello stesso mare, con le cose che non perdiamo mai del tutto, che ci portiamo dentro e che ricomponiamo come pezzi di puzzle appena ci è comodo farlo.

«Invidio di gran lunga coloro che fino all’ultimo istante mantengono la fede in una vita nell’aldilà, dove ci sia giustizia e assenza del male» – affermava Maurensig. E nell’ultima saggezza terrena di questo ormai eterno scrittore, ex agente di commercio, già noto per capolavori come La variante di Lüneburg (1993) e Canone inverso (1996), e grande estimatore degli scacchi, rinasce la musica classica, apparsa già come protagonista nel secondo romanzo. 

Il quartetto Razumovsky, il cui nome deriva dai tre quartetti per archi composti da Ludwig van Beethoven tra il 1805 e il 1806, è la storia della musica e della sua perfezione in opposizione all’umanità disumana di cui è fatto il nazismo. E Rudolf Vogel, un musicista del Quartetto d’archi Razumovsky, è un adepto del Terzo Reich. Ogni giorno pratica “lezioni di canto”, violenze inaudite contro le sue vittime e le vittime dell’intero nazismo che gli garantiscono presto il titolo di Torturatore.

Caduto il regime totalitarista tedesco, Vogel si nasconde e cambia identità. Si fa chiamare Mr. Fowl (da wolf), scrive «romanzetti» e soffre di amnesia abitando nel Montana nascosto all’interno della comunità tedesca che popola quel posto. Dopo trent’anni Mr Fowl è chiamato, coi suoi vecchi colleghi musici, a ricostruire il Quartetto di cui faceva parte e che lo rese famoso davanti allo stesso Hitler, ma pochi giorni prima dello straordinario evento Max Brentano, leader incontrastato del gruppo, è ammazzato da un colpo di pistola. Tutti i sospetti cadono presto sull’unico indiziato, Vogel, il suo passato da Torturatore, la scoperta omosessualità, la gelosia nei confronti di Max e il suo vigliacco tentativo di rinchiudere la violoncellista Victoria, grande amore di Max, in un lager prima e un ospizio per dementi dopo. 

Il quartetto Razumovsky è distinto in tre atti, ma l’ultimo resta un incredibile mistero e ci mette di fronte al dubbio da cui eravamo partiti, con cui Maurensig ci aveva avvertiti: «Mi dica Mr Fowl, o forse devo chiamarla Herr Vogel, secondo lei, qual è il motivo ricorrente perché un uomo venga spinto a sopprimere un proprio simile?» chiede il pubblico ministero con il dito puntato verso di lui. 

Lo scrittore

Paolo Maurensig (nato a Gorizia nel 1943-2021) ha esordito nel 1993 con La variante di Lüneburg, tradotto in tutto il mondo. Tra i suoi romanzi ci sono anche Canone inverso (1996), Venere lesa (1998), Il guardiano dei sogni (2003) e L’arcangelo degli scacchi (2013). Nel 2015 è uscito Teoria delle ombre con il quale ha vinto il Premio Bagutta. Presso Einaudi ha pubblicato Il diavolo nel cassetto (2018), Il gioco degli dèi (2019), Pimpernel. Una storia d’amore (2020) e l’ultimo, postumo, Il quartetto Razumovsky (2022).

[Redazione]

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