L’editoriale: muri da abbattere e #LanterneVerdi da accendere

di Elisa Mauro

L’antefatto

È la storia della piccola fiammiferaia, come la ricordiamo oggi quando un tempo storie come questa, dal finale tragico, non danneggiavano apparentemente la sensibilità dei troppo piccoli. Fu pubblicata la prima volta nel 1848 in Danimarca dello scrittore Hans Christian Andersen. È la storia di una bambina che vende fiammiferi per vivere. È la storia di un giorno di festa per tanti. Fuori fa freddo, il clima è nordico, gelido. La bambina sta lavorando per portare qualche spicciolo a suo padre. La gente schiva la ragazza, non vuole i suoi fiammiferi, non vuole neppure vederla, sapere della sua misera condizione in un giorno di gioia come quello che si prepara a vivere nelle case addobbate a festa.

La piccola ha freddo. Così, per scaldarsi, accende un fiammifero. Alla prima luce, appare davanti ai suoi occhi una prima visione: il tavolo è ricco e imbandito di cibo, poi la casa è calda con il secondo fiammifero e con il terzo si accendono finalmente tutte le luci di Natale. Su nel cielo appare una stella che cade. La piccola fiammiferaia ricorda di aver avuto una nonna, un tempo, che le raccontava che a ogni stella che cade un’anima è chiamata a salire in cielo. Con l’ultimo fiammifero la bambina vede sua nonna, sembra così reale, e per non farla andare via accende tutti i fiammiferi che ha con sé, così la nonna resta e l’abbraccia per portarla in un luogo più caldo e accogliente di questo mondo.

Il fatto

I migranti sono ancora fermi alle frontiere. Tra boschi e foreste, nascosti. Intorno a Hainówka, in Europa, già la neve predice il Natale. E a pochi metri, nelle regioni bielorusse di Hrodna e Brest, anche lì è neve. Il muro di filo spinato, senza mattoni, che passa da quelle parti, nessuno lo vieta ma sovrasta ogni speranza di passare. Il freddo dell’inverno del Nord. Due paesi, uno contro l’altro, e altri ventisei a guardare, tre, quattro, forse cinque etnie, le continuano a chiamare, ma è un’unica umanità. Mentre una guerra si consuma con lacrimogeni, bombe d’acqua gelida, lanci di sassi e l’inverno, che è l’arma più potente tra tutte. Lo sanno bene nei palazzi. Il freddo ne ha sconfitti tanti. L’ultima è una madre, aveva con sé in grembo il sesto figlio, ne lascia lì, al confine, altri cinque a sopravvivere senza cibo, senza acqua, senza di lei.

I profughi afghani, siriani, yemeniti, iracheni, sono qualche migliaia. I soldati schierati ai confini 12.000 che si alternano. Sono da entrambe le parti tutti fermi alla frontiera polacca in Bielorussia. Qualcuno ha sparso la voce che da lì è più facile arrivarci, in America, anzi, no, in Europa. Varsavia respinge l’ingresso di quelle persone che hanno in braccio bambini e minaccia di far trascorrere brutti momenti a chi si oppone. La Nato sta a guardare mentre «la situazione si fa sempre più grave», annuncia. Il Papa ammonisce. L’Europa tralascia. I figli muoiono. I diritti sono sospesi, soprattutto quelli umani, precisano.

La chiamano guerra ibrida, spuria, che non si sa a chi appartiene, eppure fa morti, piccolissimi, umili e indifesi, e parla di potere giocando a domino con la vita. Degli altri. E per loro non c’è riparo, nessuna protezione, il cibo è scarso, quella gente ha freddo e si consuma lentamente come fanno le candele, i fiammiferi. C’è chi parla di strumentalizzazione dei migranti, ma nessuno fa qualcosa per evitarla, per condannarla definitivamente. Tre settimane fa le temperature gelide tra Bielorussia e Polonia sono state assassine per un bimbo di un anno con padre e madre feriti. Ma non è l’unico, ci sono altre persone uccise da questa guerra ibrida. Sono quelli che fuggono da Medio Oriente e Asia centrale, dalle dittature, dalle guerre. C’è chi non ci crede. Eppure hanno lasciato tutto e sono arrivati insieme. Qualcuno ce l’ha fatta. Altri no, sono ancora lì.

E poi c’è una bambina, la fiammiferaia che ricordavamo, quella della nostra infanzia. Questa volta è figlia di una ondata migratoria proveniente dal Medio Oriente, non ha nulla ma potrebbe non andare da nessun altra parte che non sia la vita che gli è stata data per amore. O per chissà cos’altro. È il 2021. Natale. Siamo in qualche parte d’Europa – perché no? – Siamo a Varsavia. Non è il 1848 e il finale non è scritto da Andersen. Questa volta si può fare qualcosa, la bambina è soccorsa, aiutata, protetta. L’Europa ha risposto prontamente. Ce l’ha fatta. Siamo fieri di farne parte. Finalmente. La carta programmatica che ci unisce in un unico poliglotta organismo e ci fa esistere in una sola comunità non è solo una carta: è diventata iniziativa, sviluppo, evoluzione.

#lanterneVerdi

Vorremo poter dire che tutto questo è accaduto veramente. Ma è solo una campagna di sensibilizzazione intitolata La piccola Fiammiferaia, una favola moderna. Vorremmo potervi scrivere che da qualche parte di quelle aule, di quei saloni, su quei marmi lucidi e brillanti, tra rumori di tacchi e chiacchiericci vari, qualcuno abbia saputo considerare una realtà che non si può mai più negare. L’iniziativa #LanterneVerdi promossa da Save the Children richiede ai 27 Paesi membri di accettare i migranti del mondo, in sofferenza, di garantirgli rifugio e protezione, perché lo spazio c’è e basta e avanza per tutti.

Con questo appello l’Organizzazione umanitaria internazionale da sempre in difesa dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza si oppone alla brutale escalation di violenza e crudeltà che vede soldati ammaestrati contro gente affamata e infreddolita. Come quei cittadini polacchi e bielorussi che hanno acceso alle finestre lanterne verdi in segno di volontà di accoglienza e ospitalità nelle loro case, così l’Europa deve accendersi di verde, nelle case, sul luogo di lavoro per poter cambiare il finale di una favola che di questi tempi è diventata tristemente notizia.

Save the Children:

«Una bambina rifugiata, una moderna piccola fiammiferaia: sola, per strada, al freddo, senza alcun riparo, come tanti, troppi bambini e bambine migranti in questo momento ai confini e all’interno dell’Europa. Intorno a lei un clima di festa e case piene di amore e calore, che però non sono riservati a lei.

Sappiamo tutti come finisce la storia della piccola fiammiferaia, ma noi vogliamo cambiare il finale.

Unisciti a noi per chiedere all’Europa di accogliere e proteggere i bambini e le bambine migranti e le loro famiglie in difficoltà: accendi una lanterna verde contro l’indifferenza e posizionala davanti alla finestra della tua casa oppure accendila virtualmente condividendo il video con l’hashtag #lanterneVerdi». Insieme teniamo accesa la speranza per una storia a lieto fine.

Per saperne di più: www.savethechildren.it

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