Zora Neale Hurston, quel «genio del Sud» oggi riscattato

di Elisa Mauro

Esponente di spicco dell’Harlem Renaissance, il movimento artistico letterario afroamericano, sorto nel quartiere di Harlem a New York nei primi anni Venti, Zora Neale Hurston è stata una scrittrice e una delle prima antropologhe in grado di rivoluzionare con le sue scelte stilistiche a vantaggio di dialetti, subculture e soprattutto di libertà, il modo di narrare le storie. Tutto questo non le valse grandi apprezzamenti all’epoca e anzi, all’interno del suo stesso gruppo di lavoro, le rivolsero critiche e polemiche che non fecero modificare tuttavia all’autrice la sua direzione.

Il successo, i riconoscimenti, la dimenticanza

Quando sbarcò a New York nel 1925 Hurston divenne presto un punto di riferimento fondante per la cultura afroamericana che cominciava a far sentire la sua voce con esponenti di spicco della letteratura mondiale. Il suo racconto Spunk fu selezionato per essere pubblicato sulla più importante antologia di narrativa della letteratura afroamericana: New Negro, nato in seguito alla pubblicazione dell’antologia di racconti The New Negro di Alain Locke. Ma poco dopo Zora Neale e altri autori autoproclamatisi Niggerati fondarono una nuova rivista letteraria antropologica intitolata Fire!! che ebbe altrettanto successo e le valse la sua autonomia d’autrice e di donna.  

Zora Neale Hurston

Quando compì ventiseienni Hurston si diplomò, aggiornando la sua data di nascita a vent’anni addietro per poter ottenere il titolo. La sua vita amorosa, come la protagonista del suo romanzo più conosciuto I loro occhi guardavano Dio, è stata costellata da parecchie giostre e sentinelle pronte a giudicarla. Il suo secondo matrimonio fu con un uomo più giovane di lei di quindici anni. Pochi anni più tardi, quando lavorava per l’allora North Carolina College for Negroes, l’antropologa che si definiva originaria di Eatonville, sebbene fosse nata in Alabama, fu accusata di molestie nei confronti di un bambino di dieci anni. Il caso fu presto chiuso e lei fu assolta, il bambino fu dichiarato disturbato mentalmente, ma le voci ormai innescate non l’avrebbero scagionata mai più dalle dicerie e dai giudizi della gente.

Alice Walker

Morì nella dimenticanza e per anni nessuno parlò più di lei, dei suoi infaticabili lavori al servizio della comunità a cui apparteneva e che apparteneva essa stessa al mondo con le sue ricchezze e le sue testimonianze di grande valore. Ma il riscatto arrivò quando la scrittrice Alice Walker, Premio Pulitzer per il suo romanzo, amato in tutto il mondo, Il colore viola, si mise alla ricerca della sua tomba senza nome sepolta in Florida. Una volta trovata vi fece incidere l’epitaffio: «Zora Neale Hurston, un genio del Sud». Da quel momento tutte le sue opere entrarono nel merito della migliore letteratura mai scritta.

I loro occhi guardavano Dio

Nel suo più importante romanzo I loro occhi guardavano Dio Nanny era una schiava che restando incinta diede alla luce una bambina che, una volta cresciuta ma ancora ragazzina, a seguito di una violenza, dette i natali a Janie Crawford, protagonista e voce narrante della storia. La piccola viveva con sua nonna che era determinata a crescerla secondo precetti ben saldi e fare in modo che sua nipote non sprecasse la sua vita per un uomo qualunque. Così le combinò un matrimonio con un contadino che cercava più una collaboratrice domestica di una donna da amare davvero. Il matrimonio, doloroso e frutto di violenza, inevitabilmente andò a rotoli.

Un giorno Janie riuscì a fuggire con un altro uomo, Joe Starks. Giunti a Eatonville Joe si autoproclamò sindaco, comprando della nuova terra e decidendo di costruire un negozio. Ma Joe, ormai dominato dalle sue ambizioni e dal desiderio di dimostrare i suoi possedimenti all’intera comunità, tra cui una bella moglie, morì per cause naturali e lasciò in eredità tutto a Janie. Ormai indipendente e autonoma, la ragazza incontrò un altro uomo. Si trattava di Tea Cake, un bracciante scommettitore con cui decise di trasferirsi a Jacksonville dopo aver ottenuto le rendite dalle vendite di tutte le sue proprietà.

Zora Neale Hurston

L’amore tanto agognato con Tea diventò realtà ma la serenità acquisita durò il tempo di un battito di ciglia perché un uragano prese il sopravvento su quella vita e spazzò via tutto. I due amanti riuscirono comunque a sopravvivere ma Tea Cake fu morso da un case rabbioso. La pazzia divenne presto un dato di fatto e Tea, un giorno, impugnò un fucile per sparare contro Jane che per difendersi riuscì a sparargli per prima provocandone l’immediata morte. Per la giuria Janie fu innocente ma i giurati neri, amici di Tea Cake, la considerarono comunque colpevole di omicidio. Dopo la sentenza, Janie si riconciliò con la comunità afroamericana e tornò a Eatonville. Ma anche a casa i problemi sembravano non finire.

Barracoon – L’ultimo schiavo

Barracoon è l’opera che più abbiamo amato di lei. È un lavoro antropologico che studia, analizza, esplora e racconta la vita dell’ultimo sopravvissuto Cudjo Lewis della Clotilda, ultima nave negriera sbarcata dall’Africa in America. In una continua ridefinizione di vittime e carnefici, Hurston dedica a queste pagine, dimenticate per decenni, la possibilità di vedere la storia con una visione più completa e integra. Di come i neri si siano macchiati delle stesse colpe di sfruttamento e atrocità nei confronti dei loro fratelli, di come li abbiano venduti, di come li abbiano torturati e violentati nell’animo. Di come gli stessi neri li abbiano accolti maltrattandoli in America fino a renderli la vita ancora più dura e umiliante. Per i bianchi gli schiavi erano solo pezzi di ricambio di una macchina che produce.

Rimasto a lungo inedito, Barracoon fu pubblicato recentemente, solo pochi anni fa, nel 2018. Una lettura straziante ma anche necessaria per comprendere tutti i fattori che hanno determinato il successo del crimine più spietato al mondo e la sua agognata fine. 

«Sono stata mandata  – scrive Zora Neale Hurston nella sua introduzione al libro – a raccogliere questa storia da una donna con una sensibilità straordinaria per i popoli primitivi. L’idea che sostiene l’iniziativa è di badare alla verità essenziale piuttosto che a quella fattuale, troppo spesso fuorviante. Di conseguenza Cudjo ha potuto raccontare ogni cosa a modo suo, senza alcun intervento interpretativo».

Gli accordi disonesti che sono alla base della tratta degli schiavi da parte di re indigeni immorali e occidentali spietati ha provocato il massacro di un intero popolo sottomesso all’avidità e alla corruzione. 

I barracoon sono luoghi di detenzione in cui venivano rinchiusi gli schiavi prima di essere imbarcati verso l’America «durante la prima tratta del loro viaggio da esseri umani a bestiame»(Zora Neale Hurston, Barracoon – Bazar). 

La storia raccontata in Barracoon delinea perfettamente un quadro di vita che si esalta con la libertà ottenuta, l’emancipazione, l’amore della famiglia e il riscatto di una vita grazie alle parabole che un uomo riesce a raccontare ogni sera davanti alla sua comunità riunita in cerchio. 

«Dei milioni che sono stati portati dall’Africa alle Americhe, è rimasto un uomo soltanto. Si chiama Cudjo Lewis e oggi vive a Plateau, in Alabama, un sobborgo di Mobile. Questa è la storia di Cudjo. (…) Ho parlato con Cudjo nel dicembre di quello stesso anno e poi ancora nel 1928. E così, basandomi sulle parole di Cudjo e sui documenti della Mobile Historical Society, ho ricostruito la storia dell’ultimo carico di schiavi giunto negli Stati Uniti d’America».

Barracoon è la storia dell’ultimo viaggio di uomini fatti schiavi sulla nave Clotilda comandata da Foster il cui viaggio è datato 1859. E benché la resa di Robert E. Lee ad Appomattox nel 1865 mise fine ai 364 anni di commercio di donne e uomini africani, in molti paesi del Continente Nero fino ai primi decenni del Novecento continuarono indisturbate le tratte verso la nuova industrializzazione. 

Zora Neale Hurston con i suoi studi e le sue acuminate registrazioni narrative riesce a compiere una rivoluzione culturale all’interno della sua stessa comunità, sradicando dalle origini concetti unidirezionali e ridimensionando i luoghi e i tempi in cui uomini giusti e uomini cattivi compiono le loro azioni e segnano le vite altrui a prescindere dal colore che indossano. 


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