La crisi del cinema nell’era post-pandemica

C’eravamo illusi che con le imminenti aperture a una vita sociale quasi normale, le cose sarebbero andate diversamente e che anche andare al cinema, come ci riproponevamo, come ci promettevamo, sarebbe stato magico. Ma la magia non c’è stata, almeno in Italia. E nonostante il lockdown sia passato, e le restrizioni siano meno stringenti, il pubblico italiano ha preferito rimanere a casa, a guardare serie e film tramite i più economici e convenienti abbonamenti alle pay-tv

In Francia, Gran Bretagna e Spagna i cinema riaperti hanno salutato pubblici numerosi e appassionati del grande schermo. Le cose sono diverse qui in Italia. Sembra che l’entusiasmo sia svanito. Gli incassi continuano a crollare, le sale restano svuotate e in molti casi i gestori decidono di spegnere definitivamente i proiettori. Una vera catastrofe per il settore, per i tanti lavoratori, per gli addetti.

Mario Lorini, Presidente Anec

All’Ansa il Presidente di Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) Mario Lorini in rappresentanza di tutti gli esercenti italiani ha dichiarato: «Mancano all’appello dai dati Cinetel che monitorano il mercato italiano ben 500 schermi su i circa 3600 che abbiamo, riferiti a 1300 strutture. Andiamo verso un drammatico -20% e se non si prendono provvedimenti presto l’esercizio è a rischio e pure il settore». 

I dati non sembrano essere incoraggianti. Il cinema ha perso di attrattiva: il mercato «già tradizionalmente debole rispetto all’Europa» continua a perdere fino al 70% degli incassi, una flessione già misurata drasticamente negli ultimi anni antecedenti alla pandemia. 

I dati sono abbastanza brutali: gli incassi del cinema e pure le presenze hanno avuto una flessione nel 2021 rispetto agli ultimi anni pre- pandemici: si è perso oltre il 70%.

Anche Luigi Lonigro, presiedente dei distributori ANICA ha dichiarato: «oltre che presidio culturale le sale sono un presidio industriale, ne va del lavoro di tanti e se continua l’emorragia si chiude». Per questa ragione Anec e il suo Presidente Lorini hanno convocato qualche giorno fa un incontro per richiamare l’attenzione nazionale sul caso-cinema e a questo incontro hanno preso parte tutte le associazioni di categoria che lavorano nel cinema e per il cinema, come Unita, associazione di attrici e attori che tutela la dignità professionale dei propri associati e presieduta da Fabrizio Gifuni

«Sono urgenti iniziative strutturali di sostegno, prima fra tutte la definizione dinamica della finestra tra la distribuzione in sala e sulle piattaforme, 90 giorni potrebbe essere un primo fondamentale passo e poi c’è bisogno di una road map certa e condivisa sui passi da fare per cambiare rotta», aggiunge Mario Lorini

La sala cinematografica, sociologicamente luogo di infinite identità, riproposizioni di sé e di scambi simbolici, va difesa strenuamente. È questo l’appello di tutto il settore. 

Durante il lockdown ci dicevamo ogni giorno di isolamento quanto sarebbe stato bello tornare al cinema, guardare un film sul grande schermo, sentire l’odore di popcorn, tornare a quella sana normalità. Ma oggi qualcosa in noi è cambiato. Abbiamo acquisito nuove abitudini. Siamo comodi dove siamo, dove ci hanno costretti a stare per quasi un anno intero. 

«Lo spettatore – afferma Loriniè disorientato: dal tanto prodotto, dall’offerta ridondante delle piattaforme, per questo crediamo che mettere ordine sia fondamentale. Eravamo già vicini ad un accordo, pensiamo che 90 giorni tra l’uscita in sala e la programmazione sulla piattaforma siano un passo iniziale». 

Ma il caso italiano non riguarda solo il decadimento delle sale, ma anche e soprattutto del film italiano. 

Non c’è possibilità di equivoco: delle 353 uscite, 153 dello scorso anno sono made in Italy e il loro incasso è stato di appena il 20%. E tutti gli altri? «I restanti film non sono stati visti, capiti, intercettati», spiega Lorini

Ad oggi su 900 progetti filmici attualmente in corso, di cui il 30% ideati per le sale, la maggior parte sperimenta un linguaggio ormai in voga tra il pubblico post-pandemico: la serialità. Si tratta di un cambiamento culturale importantissimo che evidenzia dove canali nuovi e talenti sempre più aggiornati e multitasking vogliono condurci: un futuro prossimo che scegliamo noi con i contenuti preferiti. Film come Luca (Walt Disney) e Il Potere del cane, che ha ottenuto 12 candidature agli Oscar con una visione possibile solo su Netflix, d’altro canto, non si sono mai affacciati nelle sale.

«L’unico strumento – dice ad ANSA Lonigroè l’esclusività. La sala di colpo ha perso questa sua prerogativa e solo un intervento politico forte può cambiare e cose. I legislatori devono decidere con i fatti se la sala è un presidio forte o no, produttivo, economico e sociale. Occorre la volontà politica di salvaguardare questo luogo fisico, e regole subito».  

Interventi mirati e veloci, dunque, ma anche nuovi strumenti di acquisizione del pubblico, con incentivi economici, abbonamenti, promozioni, sconti, in grado di valorizzare una nuova fase di innamoramento tra le sale e il grande pubblico, insieme a una programmazione più variegata e interconnessa. 

Solo con la collaborazione delle singole comunità cittadine e delle rappresentanze di categoria, oltre che di una politica mirata, il cinema può rivoluzionare il modo di mostrare mondi paralleli e di rendere la vita ancora un po’ più magica. 

[Redazione]

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