Valentino: dai Lupercalia al giorno dell’amore

Nell’antica Grecia e, poco più in là, nell’antica Roma, le divinità nascevano e si riproducevano con un obiettivo ben preciso: dividersi gli oneri che ricorrevano nella vita del mondo, dalla natura alla tecnologia, dalla guerra all’amore. Ogni divinità, nel proprio culto, prometteva la specializzazione acquisita o ricevuta e al contempo dedicava la sua esistenza eterna a passioni e piaceri che prima di dirsi umani erano divini.

Luperco, il lupo-capro

Tra gli altri c’è Luperco, un dio romano, considerato epiteto di Fauno e con il tempo ricondotto al suo corrispettivo greco Pan, il dio delle altitudini e della vita agreste, compagno di Dioniso, delle ninfe e grande appassionato della musica e della danza. Luperco (dal latino lupus, lupo, hircus, capro), al pari di Pan in Grecia, viveva in campagna, adorava ululare, si nutriva del suo istinto animale – in questi viveva infatti un lupo sacro a Marte – e si dedicava principalmente alla difesa delle greggi dagli attacchi degli altri lupi. Un pastore, dunque, che con la sua cornucopia indossava pelli di capra e una grande clava per difendersi dagli attacchi e per possedere le sue prede, le Ninfe delle fonti e delle sorgenti.

Come ogni dio che gode di buona fama, anche Luperco fu presto associato all’abbondanza, alla prosperità e alla bella e sana vita rurale a cui guardare con grande ammirazione. Ma la reputazione, come capita anche a un dio, presto si macchiò di qualcos’altro e il suo nome fu associato dai contadini e dai pastori latini a quello di un satiro dispettoso che non solo non correggeva gli errori umani ma istigava per giunta a comportamenti irrispettosi e maldicenti, esortando tutti all’unione tra sessi, al divertimento sfrenato, all’amore. 

“Altare di Marte e Venere”, oggi esibito nel Museo di Palazzo Massimo alle Terme a Roma.

E se di amore oggi si tratta, Luperco fu il mandante dei Lupercalia, giorni che il 15 febbraio di ogni anno, come previsto dal calendario romano istituito da Romolo e revisionato da Numa Pompilio, si dedicavano all’amore, all’afrodisìa.

Il fatto che Luperco sia associato a Pan lo rende anche la divinità della paura, del panico che nasce da una natura spietata e incontrollata, il senso di una vita primitiva e comunitaria che si basa sulla simbiosi ma anche sull’energia sconsiderata. Quindi, in questo periodo, si faceva molta attenzione a non disturbare la serenità del dio, le sue precise volontà, facendolo divertire al meglio e il più possibile.

La gara

I Lupercalia prevedevano una gara a sfondo sessuale. Vi erano raccolti da una parte i nomi delle giovani vergini da fecondare e dall’altra quelli degli “uomini-lupo”, predatori delle vittime designate. A ogni vergine spettava un lupo. In questo modo, con associazioni del tutto casuali, dettate dal fato, dal dio, per un anno si attendevano i nuovi nati delle comunità, protetti e benedetti da Marte, Romolo, Pan e Luperco, ovviamente, insieme alla Grandi Madri romane, tra cui Rea Silva e Acca Laurentia poi unificate ne La lupa.

L’avvento della morale

Ma con Giulio Cesare e il nuovo calendario giuliano, prima, e gregoriano dopo, i Lupercalia furono cancellati, vietati. I tempi cambiavano, d’altronde, e queste celebrazioni pagane, dall’istinto bestiale, sembravano far apparire la nuova società ancora legata a certe credenze. Niente di più sbagliato. La morale, l’etica, il costume, la parvenza cominciarono ad acquisire invece nuovo spazio nell’avanzamento dell’epoca. Per non parlare della cristianità a cui qualcuno cominciava a vedere con un certo interesse, che innalzava dalla cenere proseliti, santi, predicatori, nuovi dei, in grado di spiegare l’amore meglio di come era stato fatto, meglio di un istinto becero e animale.

L’arrivo di Valentino

Così giunse un altro tipo di amore. L’amore, ci spiegò Valentino, il vescovo di Terni, vissuto in età postcostantiniana (intorno al 340 d.C.), non è solo quello che attiene al mondo umano ma è soprattutto quello che concerne il mondo spirituale, la fede, la mente, Dio, che adesso è uno e racchiude in sé tutte le specializzazioni distinte dapprima in quel coacervo di divinità pagane. Ma Dio ha ancora qualcosa di giudaico in sé per essere totalmente accettato, ossia nasce già con qualcosa che si oppone alla visione scientifica di allora.

Cratone, la filosofia, la conversione

Cratone è un grande filosofo che vive a Roma. Suo figlio è affetto da una gravissima patologia neurologica che lo costringe all’immobilismo. Un giorno viene a sapere che c’è un santone, un nuovo predicatore cristiano, ha già curato cose simili, si chiama Valentino e vive a Terni. Dopo qualche giorno di viaggio, Valentino arriva a Roma, in casa del grande filosofo, al cospetto della sua famiglia, dei suoi allievi, e gli dice che lo aiuterà a salvare suo figlio solo in cambio della sua fede al cristianesimo. Nonostante i tentennamenti iniziali dettati da tutta una retroguardia di studi e di accademia, l’amore per un figlio non ha conoscenza né ideali, e Cratone cede presto la sua fede, fino a quel momento oggetto di tutti gli altri dei, e magicamente il figlio rinasce dal suo morbo. Cratone e tutta la sua famiglia già convertiti al cristianesimo sollecitano alla conversione una moltitudine di scholastici, cioè di intellettuali, tra cui i giovani Procolo, Efebo, Apollonio e Abbondio, figlio del prefetto di Roma, Furioso Placido.

Il senato romano, avvertiti i fatti, decide di intervenire. Una notte, quella del 14 febbraio, Valentino è preso, incarcerato e giustiziato. Il tutto occultamente «medio noctis silentio» (Val 62), perché non esiste più una legge che permette di torturare e uccidere i cristiani. Nel 496 d.C. con Papa Gelasio Valentino è fatto santo e commemorato il giorno precedente ai Lupercalia latini. 

Da allora il santo di Terni, grazie alla diffusione che ne fecero i benedettini della sua storia e del suo martirio d’amore per la fede e per l’acquisizione del cammino di luce, fu il protettore di tutti gli innamorati. Anche se, come molti sostengono, Valentino, per la sua amicizia con Cratone e i suoi allievi, oggi avrebbe una nuova immagine meglio riconducibile a quella di protettore degli studenti e degli intellettuali di ogni epoca. 

[Redazione]

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