Il Trattato del Quirinale: un nuovo tassello nella costruzione europea

di Silvio Nocera

La notizia del Trattato del Quirinale, siglato da Italia e Francia lo scorso 26 novembre, segna un cambio di passo a diversi livelli: non riguarda solo il rafforzamento dei rapporti inter-statuali tra i due Paesi, ma il loro essere e le loro relazioni all’interno di una dimensione Europea

Si tratta di un testo in preparazione dal 2017 che vede la luce dopo quattro anni di lavoro in cui tra Italia e Francia è successo di tutto: ci sono i Gilet Gialli e l’exploit barricadiero di Di Maio e Di Battista sotto il governo giallo-verde, c’è il ritiro dell’ambasciatore francese a Roma, ma c’è anche l’elezione di Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Affari Europei nei governi Renzi e Gentiloni, come eurodeputato eletto in Francia nelle liste di République en Marche di Macron. C’è poi l’affaire TIM il cui azionista di maggioranza, Vincent Bolloré (epica la dichiarazione di Enrico in Letta in merito: «Bolloré spieghi cosa vuole dall’Italia») finanzia a suon di quattrini la candidatura all’Eliseo di Eric Zemmour, ex giornalista di Le Figaro, che irrompe nel dibattito politico con tre temi forti: combattere “l’islamizzazione della Francia”, imporre l’assimilazione agli stranieri, rafforzare l’identità francese. La vicenda TIM a sua volta si lega con il controllo dei dati e dell’infrastruttura di rete su cui l’Italia gioca una partita cruciale per il suo futuro e per il controllo della cybersicurezza nazionale. 

E. Macron M. Draghi

Sul retroscena e sulla ribalta c’è l’Unione Europea.

Il Trattato del Quirinale, che istituisce una cooperazione bilaterale rafforzata, vede la luce in un momento di grande cambiamento e di fragilità del disegno europeo: da una parte, la necessità di far fronte all’emergenza COVID, dall’altra lo scontro con il blocco dei Paesi Višegrad che ha visto il culmine nella sentenza della Suprema Corte polacca che non riconosce la primarietà delle fonti del diritto comunitario rispetto a quello nazionale. 

Il testo della Carta è strutturato in un preambolo cui seguono dodici articoli che regolamentano una forma di cooperazione bilaterale rafforzata in diversi settori: sicurezza e difesa; affari europei; politiche migratorie; giustizia e affari interni; cooperazione economica, industriale e digitale; sviluppo sociale sostenibile e inclusivo; spazio; istruzione, formazione, ricerca e innovazione; cultura, giovani e società civile; cooperazione transfrontaliera. L’articolo 11 è dedicato all’organizzazione di questa più profonda collaborazione e l’ultimo contiene le disposizioni finali.  

Mediterraneo, multilateralismo (anche commerciale), atlantismo, europeismo, sviluppo sostenibile (Agenda 2030): sono questi i valori alla base del trattato che vengono perseguiti promuovendo il rafforzamento della difesa europea e atlantica, tutelando il mercato unico, e rafforzando la cittadinanza europea. Gli obiettivi di fondo sono due: aumentare l’autonomia strategica europea e rafforzare la sua sovranità “per rispondere alle sfide globali. Vengono istituiti e previsti meccanismi stabili di consultazioni rafforzate a vari livelli, che coinvolgono le istituzioni e le società civili. Il Trattato infatti istituisce anche il Servizio Civile Italo-Francese con la possibilità di accorparlo al Corpo Europeo di Solidarietà.

Per quanto riguarda gli affari esteri (art. 1) sono previste consultazioni regolari in vista di posizioni e azioni comuni su tutte le decisioni di comune interesse, incluso, ove possibile, nei formati plurilaterali a cui partecipa una delle due Parti. Ciò si traduce in una collaborazione sia tra i livelli politici dei due Stati, sia tra quelli dirigenziali (consultazioni tra i Segretari Generali, i Direttori Politici e i Direttori responsabili per l’Unione Europea e per gli affari globali o per aree geografiche dei rispettivi Ministeri degli Esteri sui temi di comune interesse). Torna qui il tema del Mediterraneo, con una attenzione alle aree di Nord Africa, Sahel e Corno d’Africa: il contrasto all’immigrazione clandestina va di pari passo con la promozione di pace, sviluppo socioeconomico, diritti umani

Ad accordo raggiunto, volano su Roma le frecce tricolore italiane e francesi

Il settore della difesa è strategico: Italia e Francia si impegnano non solo a coordinare le proprie posizioni in sede europea e NATO, ma anche a dispiegare, ove gli interessi strategici coincidano, una sinergia che coinvolge le rispettive forze armate su materiali di difesa e attrezzature, sia sul piano delle capacità, che dell’operatività. Sono previsti incontri bilaterali istituzionalizzati nel settore della difesa e consultazioni regolari all’interno del Consiglio italo-francese di Difesa e Sicurezza, che riunisce i rispettivi Ministri di Esteri e Difesa.

Non è invece presente (almeno espressamente) uno strumento di cooperazione a livello delle Forze armate, degli Stati maggiori o delle Direzioni nazionali degli armamenti. È invece prevista la promozione di alleanze strutturali tra le rispettive industrie di difesa e di sicurezza per progetti congiunti e partnership industriali nel settore militare anche in seno alla PeSCO (Permanent Structured Cooperation), la cooperazione rafforzata per la difesa europea cui partecipano, dopo la Brexit, 25 Stati membri. 

Agli affari europei è dedicato l’articolo 4 che si snoda su quattro assi: raggiungimento di posizioni comuni prima dei vertici e degli appuntamenti comunitari; rafforzamento dei processi di integrazione (economica, monetaria, fiscale, bancaria quali elementi di autonomia strategica); partecipazione dei cittadini al processo decisionale europeo; più esteso ricorso alla maggioranza qualificata. Quest’ultimo passaggio è importante: rappresenta il tentativo di snellire i meccanismi decisionali del Consiglio che rendono spesso complicato prendere decisioni. Giungere con posizioni comuni significa, infatti, impattare sui meccanismi e sugli esiti delle votazioni, dato che i voti di ciascuno Stato membro non hanno uguale peso (il sistema del voto ponderato in vigore attribuisce un valore diverso a ciascuno Stato a seconda del numero dei suoi abitanti).

Su giustizia, affari interni e migrazione e asilo, Italia e Francia rafforzano la cooperazione transfrontaliera tra le loro forze di polizia, promuovono un maggiore scambio di informazione e istituiscono strumenti di confronto e concertazione tra i Direttori generali dei Ministeri dell’Interno e tra le forze dell’ordine. Si impegnano a fare maggior ricorso ai Magistrati di collegamento presenti presso i rispettivi Ministeri della Giustizia, e favoriscono percorsi di confronto e formazione comune. Sul versante migrazione, ribadendo i principi di responsabilità e solidarietà tra i partner europei, si impegnano a riformare e far applicare in modo efficace della politica migratoria e di asilo europea

Anche su economia, industria e digitale la ratio è la stessa: promozione dell’autonomia strategica europea nei settori di transizioni energetica e digitale, nuove tecnologie, sanità, difesa, trasporti attraverso maggiore collaborazione e integrazione dei sistemi e degli attori industriali, siano essi PMI o grandi imprese. Anche qui è previsto un Forum di consultazione fra i Ministeri competenti per l’economia, le finanze e lo sviluppo economico, a livello dei Ministri, rispetto sia alle politiche macro-economiche, sia alle politiche industriali dei due Paesi.

Il capitolo dedicato agli affari sociali e allo sviluppo sostenibile contiene tutti i capisaldi delle politiche europee per l’inclusione e gli obiettivi dell’Agenda 2030: dall’empowerment femminile, alla sovranità alimentare; dalla lotta contro tutte le discriminazioni al contrasto al dumping sociale; dalla decarbonizzazione alla promozione delle energie rinnovabili, con un particolare focus sulla tutela delle risorse e della salute del Bacino idrico del Mediterraneo. Sono previste consultazioni permanenti, ma,  diversamente che per altri settori, oltre a questa indicazione generica, non viene specificato a che livello e tra chi queste consultazioni verranno effettuate. 

Il comparto aerospaziale rappresenta un punto a sé, distinto dalla difesa e focalizzato attorno all’idea di costruzione di un’Europa dello spazio e del rafforzamento della relativa strategia europea cruciale per lo sviluppo dell’industria di settore e l’autonomia strategica

Grande spazio alla cooperazione nei campi di istruzione, formazione, ricerca e innovazione: scambio di buone pratiche, maggiore mobilità tra i due Paesi grazie allo strumento di Erasmus+, promozione dello studio delle rispettive lingue, avvicinamento dei rispettivi di istruzione secondaria superiore, rafforzamento della collaborazione universitaria, attraverso il dialogo strutturato tra CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) e CPUF (Conferenza dei Presidenti delle Università francesi), potenziamento del coordinamento tra le grandi infrastrutture di ricerca. E consultazioni annuali a livello dei Ministeri di Istruzione, Università e Ricerca.   

Per quanto riguarda cultura, giovani e società civile, le parole di ordine sono mobilità, scambio di best practices, promozione dell’identità europea: oltre alla creazione del Servizio Civile italo-francese, viene sostenuto lo scambio di eccellenze artistiche (scuole e mestieri) e l’integrazione dell’industria culturale.

Si incoraggiano iniziative congiunte per la protezione e la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale a livello europeo e internazionale, ivi compreso il contrasto al traffico illegale di opere d’arte (materia in cui l’Italia rappresenta un’eccellenza assoluta con l’unico corpo europeo dedicato a questo, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico, operativo dagli anni Settanta). Sono programmate anche qui consultazioni annuali tra i Ministeri di Cultura e Gioventù per progettazioni comuni e viene incoraggiatolo scambio tra i funzionari dei rispettivi dicasteri. A questo si aggiunge la convocazione annuale della commissione mista prevista dall’Accordo culturale tra l’Italia e la Francia (art.10) siglato a Parigi il 4 novembre 1949.

Importante capitolo è dedicato alla cooperazione transfrontaliera che viene rafforzata in tutti i settori delle politiche pubbliche, dalla sanità ai trasporti, dal soccorso alle persone, alla sicurezza e alla protezione del bilinguismo, favorendo non solo il dialogo tra tutti i livelli amministrativi, ma anche quello tra i parlamenti sul recepimento del diritto europeo «per evitare eventuali conseguenze pratiche pregiudizievoli per gli scambi nei bacini di vita frontaliera legate a differenze significative nelle misure adottate a titolo nazionale».

Viene creato un Comitato di cooperazione frontaliera, presieduto dai ministri competenti, che si riunisce almeno una volta l’anno, e comprende rappresentanti delle autorità locali, delle collettività frontaliere e degli organismi di cooperazione frontaliera, dei parlamentari e delle amministrazioni centrali. Il Comitato può indicare soluzioni convenzionali, legislative o regolamentari per favorire la co-progettazione.

Non solo viene previsto un Vertice intergovernativo all’anno per verificare l’applicazione del Trattato, ma almeno una volta ogni tre mesi un membro di un Governo, alternativamente, partecipa al Consiglio dei Ministri dell’altro; e viene istituito un Comitato strategico paritetico incaricato dell’attuazione del Trattato e del programma di lavoro, a livello dei Segretari Generali dei Ministeri degli Esteri.

Questo Trattato rappresenta non solo un passo in avanti nelle relazioni bilaterali tra Francia e Italia, ma aggiunge un tassello importante nell’impianto della costruzione europea: guardano al Trattato di Aquisgrana, cui segue quello del Quirinale, viene infatti a prendere forma quell’idea di rafforzamento dell’integrazione europea collegata al modello del “nucleo duro”, ossia un nucleo centrale che costituisca il perno immutato di una vita comunitaria attorno a cui gravitano gli altri partner europei.

Se l’Europa finora ha trovato il suo baricentro nell’asse franco-tedesco, il trattato del Quirinale appare come una novità che dà all’Italia, Paese fondatore con interessi simili a quelli francesi (uno per tutti, la revisione del patto di stabilità), una nuova statura.

Restano però due punti essenziali.

Il primo, l’elezione dei due Presidenti della Repubblica che in un caso, l’Italia, potrebbero portare a nuove politiche e, nell’altro, a un possibile cambio di vertice all’Eliseo in grado di mutare gli attuali equilibri geopolitici; il secondo, la predisposizione di un simile trattato di cooperazione bilaterale rafforzata con la Germania. Di questo si sussurra già da qualche tempo e non sono un caso le parole pronunciate dal nuovo ambasciatore italiano a Berlino Armando Varicchio, per il quale «l’Unione Europea necessita di un forte partenariato tra Italia e Germania».

Qualora l’ipotesi diventasse realtà, alla testa dell’Eurozona si posizionerebbe un tridente (o triangolo) che ha l’obiettivo di dare un deciso impulso al progetto europeo, proprio ora che a est i valori europei vengono messi in seria discussione dai suoi stessi partner.   

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