VALIE EXPORT e l’arte di farsi brand

Per il mondo è conosciuta come VALIE EXPORT, volutamente in maiuscolo, come un qualsiasi e moderno brand, ma il suo nome è Waltraud Lehner. Negli anni Sessanta, in piena rivoluzione culturale, scelse uno pseudonimo perché appena ventenne potesse fare l’artista senza avere paura di essere tacciata per una poco di buono, né per una donna. Forse chiamandosi come una nota marca di sigarette avrebbe avuto maggiore considerazione dalla critica, dagli intenditori e dai seguaci di un’arte che non concedeva molto spazio alle donne.

Tra body performances, fotografia, scultura e videoinstallazioni, la sua arte è diventata presto il simbolo della battaglia della libertà femminile e della difesa della sua dignità in ogni ambito della vita. Esponente di punta della guerrilla art, che oggi vive grazie ad artisti anonimi quotatissimi come Banksy, crebbe in una famiglia di sole donne nell’Austria perbenista e postbellica. 

L’autoderminazione è un concetto ricorrente nella sua storia artistica e presto, grazie al dolore e all’umiliazione, a cui si sottopone volutamente per spiegare concetti di non facile comprensione a una società che riproduce ancora i riverberi dal nazismo tedesco, sfida il conformismo, la tradizione maschilista. Nelle sue analisi è attenta e perseverante.

Il corpo femminile è abusato dai mezzi di comunicazione di massa. Non c’è storia e narrazione presentata e pubblicata trasmessa dai media che non abbia a che fare con una visione della donna come oggetto del desiderio. 

Con una delle esibizioni performative più sensazionali della storia, TOP AND TOUCH CINEMA, datata 1960, attraverso una scatola che le imbastiva il torace nudo, il fruitore (creatore stesso della performance) poteva toccarle il seno. Il riferimento era chiaro: la scatola è il cinema e la televisione e le mani dell’uomo sono la perversione che deriva dal rendere oggetto il corpo delle donne. 

TOP&TOUCHCINEMA VALIE EXPORT (1960)

L’autoderminazione è un concetto ricorrente nella sua storia artistica e presto con il dolore e l’umiliazione, a cui si sottopone volutamente per spiegare concetti di non facile comprensione a una società che riproduce ancora i riverberi dal nazismo tedesco, sfida il conformismo e la tradizione. Nelle sue analisi è attenta e perseverante. Il corpo femminile è abusato dai mezzi di comunicazione di massa. Non c’è storia e narrazione presentata e lanciata sui media che non abbia a che fare con una visione dell’oggetto donna. 

L’occhio della macchina da presa è l’occhio di uomo, d’altronde. Registi e cameraman sono uomini. Le donne possono essere solo immortalate da quegli occhi, subirne la visione.

Sono gli anni Settanta ormai e VALIE EXPORT realizza un’opera straordinaria conosciuta come Body Sign Action attraverso cui la performer si lascia tatuare sulla coscia sinistra la giarrettiera, simbolo di seduzione e femminilità. In VALIE EXPORT – SMART EXPORT, sempre del Settanta, VALIE si mostra con un pacchetto di sigarette che riporta il suo nome e la sua stessa immagine: è la prova artistica che l’arte è commercio e industria.

“Aspettativa” VALIE EXPORT (1976)

Con Aspettativa (1976) l’artista austriaca realizza un fotomontaggio in cui la protagonista è un’aspirapolvere che sostituisce il bambino in braccio alla celebre Madonna della Melagrana di Botticelli. La realtà casalinga in cui è costretta a convivere la donna, senza alcun tipo di ambizioni nella società si sviscerano in questa bellissima fantastica rivisitazione di una delle opere d’arte classiche più belle di tutta la storia. L’aspettativa è quella di vedere la donna moderna aiutata dalla tecnologia, evoluta sotto certi aspetti, ma sempre succube delle dinamiche più tradizionaliste e patriarcali.  

Il genio di VALIE EXPORT non è solo nelle sue battaglie, è soprattutto nelle modalità rivoluzionarie e precorritrici che faranno di lei un’artista acclamata e finalmente riconosciuta in tutti i tempi. 

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