Madri sulla sponda

di Paolo Romano

O papera, mia candida sorella,

tu insegni che la Morte non esiste:

solo si muore da che s’é pensato.

La differenza | Guido Gozzano

In tempi bui di denegati diritti luminosi e, per dirla con gli illuministi inglesi, self evident, arriva un piccolo raggio di sole di cui merita parlare, se non altro perché tenta di accendere di nuovo i riflettori sul tema dei migranti. È un libro illustrato per l’infanzia, si chiama La Tartaruga Caretta Caretta e lo hanno realizzato Federica Ponza e Claudia Morini per ChiPiuNeArt Edizioni

I migranti? E già. Una di quelle questioni che, con aduso strazio delle cattive abitudini di cronaca e lontanissime dall’esser risolte, si muovono con sinusoidale passo tra le pagine dei giornali. E così, parlando di vaccini (o no), manovre di bilancio, fondi europei, affossamenti parlamentari all’ombra dei voti segreti, sembra quasi che la questione dei barconi, dei salvamenti in mare, dell’accoglienza sia acqua passata. E invece, se non bastasse il dato di 52 mila sbarchi dall’inizio dell’anno (il doppio dell’anno precedente), solo pochi giorni fa in 100 sono arrivati a Lampedusa, dove sono stati soccorsi a poche miglia marittime dalla meta. E anche per questo merita di parlare di questo libro coraggioso e leggero, che consentirà ai piccoli e alle loro famiglie di avvicinarsi a un tema doloroso e complesso con una freccia in più nell’arco del dialogo. 

La forma pensata è quella del less is more, sottrarre ogni possibile barocchismo grafico e stilistico al racconto, per esaltarne la comunicatività, senza sottrarre densità ai temi. Le Caretta Caretta, si sa, sono oramai parte dell’immaginario collettivo, ben raccontate dal cinema e dai documentari: tartarughe disposte a viaggiare anche mesi per deporre le uova nella stessa spiaggia dove sono nate. Nell’isola dei Conigli, a Lampedusa, c’è una delle presenze più importanti della specie e lì Ponza e Morini fanno incontrare due madri: una tartaruga che va verso il mare per lasciare la vita e una donna che arriva dal mare dove ha lasciato la vita.

Questo incontro fa da moltiplicatore a temi fondamentali sull’essere e restare umani, con quella pietas virgiliana così indispensabile per riconoscere l’identità nella differenza, l’accoglienza dal respingimento. Nel libro ci sono il viaggio, metafora archetipica di tante narrazioni, l’ecologismo, il dolore, la speranza e un’idea di una “società” dei sentimenti come unico possibile luogo di confronto.

La favola è raccontata con i versi di Federica Ponza, scrittrice e sceneggiatrice reduce dalla collaborazione nell’allestimento di MadeInTerraneo, spettacolo ideato da Andrea Di Palma e vincitore di diversi premi sul territorio; Ponza utilizza metri diversi con una preferenza per i distici senari in coppia a rima baciata, scelta quasi inevitabile per una migliore memorizzazione; le dieci tavole che accompagnano il racconto sono invece di Claudia Morini, scenografa proveniente dalle Belle Arti di Roma, che qui predilige temperature fredde di colore attraverso le quali riesce a creare forme grafiche lontane da ogni eccesso di patetismo spiccio. Con la scelta, provocatoria, di non disegnare la bocca ai propri personaggi, a sottolineare come la mancanza d’ascolto impedisca di trovare comunicazioni possibili. 

Il risultato è un prodotto di grandissimo cuore e umanità, che sostiene una visione del mondo rivolta all’inclusione e alla solidarietà e lo fa, questo era il rischio maggiore dell’operazione, senza bordeggiare il luogo comune e senza dimenticare la fascia d’età dei lettori cui è destinato. Un’operazione per nulla scontata, che invita ad accendere di nuovo i riflettori sull’umanità singolare dei migranti, sulla valorizzazione di ogni identità, che è poi – a ben guardare – il compito precipuo della narrativa. 

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