Cosa emerge da questo ultimo Youth4Climate: Driving Ambition

Milano protagonista della politica mondiale sul clima per una settimana. Son partiti il 28 settembre. Erano quattrocento giovani delegati (due per ognuno dei 197 Paesi membri dell’UNFCCC, la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) tutti uniti per i due eventi cardine: Youth4Climate e PreCOP26, l’evento preparatore al COP26 di Glasgow che si terrà a novembre. Erano centinaia nei palazzi ma fuori di essi migliaia, nelle piazze a manifestare ancora, a ricordare ai governatori che il tempo passa e sempre meno si continua a fare.

Con l’obiettivo di condivisione degli intendimenti futuri, di scambio e di consultazione tra due generazioni, tra due poli di una battaglia che si dice comune, questi eventi hanno lasciato un grande strascico mediatico ma pochi contenuti, poche visioni d’insieme, come invece si auspicava. Si prevedeva anche di aggiornare piani e accordi già vecchi, come quello di Parigi, ormai datato 2015. Tra i protagonisti, ci sono stati Mario Draghi, Boris Johnson, il Presidente Mattarella e Papa Francesco, Alok Sharma e il Ministro Roberto Cingolani (suo il fuorionda nei confronti della giovane delegata Greta).

Ma cosa ne resta di queste giornate milanesi? Cosa si è deciso di fare? Cosa, invece, ci dobbiamo aspettare se non si farà nulla? I ragazzi hanno proposto di dimenticarci per sempre i combustibili fossili, alcuni ministri sostengono i benefici del nucleare. Se d’altro canto nulla o poco sarà fatto le città della Florida o del Bangladesh in pochi decenni saranno completamente sommerse dall’acqua. Continuando a bruciare combustibili fossili e a tenere così alti i livelli di produzione di gas serra intere popolazioni saranno scacciate via, a causa di sempre più frequenti uragani, tempeste, ma anche da estrema siccità, epidemie, pandemie, insomma una vera catastrofe per le nuove generazioni, per quelle future, se mai riusciranno a sopravvivere a un clima così ostile, a un mondo sempre più invivibile. Si stima, inoltre, che entro il 2090 la popolazione mondiale sarà costretta a respirare aria pressoché totalmente inquinata, al di sopra della soglia di accettabilità imposta dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità).

Dalla prima manifestazione con lo United Nations Youth Climate Summit di New York e da quel 21 settembre 2019 sembrano essere trascorsi decenni, sebbene i cambiamenti auspicati siano stati di fatto pochissimi. La sensazione è proprio questa. Ministeri, Nazioni Unite e delegati sembrano discutere su cose già discusse a cui già da tempo si sarebbe dovuto apporre rimedio. Invece solo parole, bla bla bla, come suggerito già da Grata Thunberg dal palco di Milano.

Si parla, ma anche i toni sono più morbidi, resi quasi politichesi, gentili, come se i discorsi fossero stati privati della dialettica. Cosa ne è stato di Greta, della sua battaglia?, abbiamo pensato ascoltando il suo intervento, le parole chiave su cui si incastravano le sue lotte e quelle di milioni di giovani in tutto il mondo. Sì, qualche retorica, ma nella sostanza sembra che anche un discorso tanto atteso come il suo abbia ricevuto una sorta di editing, di pulizia interna.

From Friday for Future

Forse pensa bene chi ha ritenuto un evento di questo genere, consumato negli sfarzosi palazzi, con accanto coloro che vengono considerati, dal polo opposto della rivoluzione climatica, i veri colpevoli del malfatto, un fantoccio da dover tenere in piedi come le maschere di Quaresima e Carnevale. Tutto faceva pensare alle buone ragioni che sostengono anni di dure lotte in difesa del sistema ecologia, mondo, clima, specie, vita. Eppure si continua a difendere le proprie politiche industriali, paesi come Cina e Russia sbeffeggiano questioni di siffatta natura e tutto sembra perdersi nei bla bla bla già sentiti per bocca della sua protagonista Greta.

Fortuna che in tutto questo c’era un altro mondo. Il mondo fuori dai palazzi, i giovani che non hanno microfono ma megafoni con cui urlare il loro disappunto contro il fossile entro il 2030. Nelle piazze si ritorna ai cori dei Friday for Future, alla giustizia climatica nei confronti di lavoratori e lavoratici esposte al cambiamento climatico e a favore di una transazione ecologica che sia primariamente economica e a vantaggio di milioni di famiglie. Tra loro le parole sembrano reali e sentirle così di persona, senza filtri, senza editing, senza approssimazioni, dava l’impressione di credere realmente che un mondo migliore, quanto più vicino, sia anche possibile.

[Redazione]

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