Tornare ad amarsi (salvando il matrimonio) con un libro

«Mi è capitato di sbagliare. Accidentalmente, senza volerlo. Mi sentivo fragile, lei era sempre stanca, arrabbiata. Poi il dovere perenne nei confronti dei figli, anche di notte. Nessuna privacy, mai l’intimità. – racconta Antonio – Il matrimonio era allo sbando. Lei, invece, era sempre bellissima per me ma non riuscivo più neanche a dirglielo». Antonio ed Elena stanno insieme da vent’anni. Lui è originario di Trieste, lei di Caltanissetta, hanno deciso di vivere su a Milano per lavoro, per l’occasione che altrove sarebbe mancata per uno come lui che lavora nel marketing e una come lei che fa l’infermiera di corsia. Antonio racconta di come è finito il loro matrimonio. La sua storia è quelle di tante altre che vedono i fili della loro vita matrimoniale sempre più intricati e di difficile soluzione, perché ci si abitua a non rendersi più conto dell’altro, a non ascoltarlo. Spesso anche un tradimento, come nel caso di Antonio può rendere la sua fine ancora più evidente, anche se lo si cela prima di tutti a sé stessi (come qualcosa che capita “accidentalmente, senza volerlo“, dice Antonio).

Il matrimonio è solo un mezzo tramite cui due individui decidono di accaparrarsi il tempo reciproco. Il tempo che ci resta, il tempo che decidiamo di condividere accanto. Non solo nella speranza, non debita, di avere dei figli, o di adottarli, ma anche nella cosciente e luminosa visione di rendere partecipe l’uno della vita dell’altro. Il genere è qualcosa che si ricompone solo stando insieme, nel matrimonio. Le funzioni, che siano state scelte sacre o laiche, delle due figure così unite, attengono alla decisione quotidiana di sostenersi, di abbracciarsi, di piacersi. Ma quando questo, o parte di questo viene a mancare, cosa si può fare? Abbandonarsi alle nuove scorciatoie, alle sveltine che ognuno di noi ha sempre la possibilità di ottenere o fermarsi e guardarsi negli occhi, anche senza parlare? E se bastasse leggere semplicemente un libro?

John Jay Osborn

Un libro che aiuta a comprendere alcune dinamiche ignote del matrimonio è stato scritto da John Jay Osborn, già autore del best seller The Papeer Chase del 1970, e uno dei principali sceneggiatori americani. In Ascoltate il matrimonio Antonio ed Elena potrebbero trovare l’antidoto alla fine di un’unione dapprima scelta e voluta e con il tempo anche accettata e subìta. Il romanzo è incentrato sulla vita matrimoniale e di marriage counseling di un uomo e una donna sulla via del divorzio. Sulla base della sua personale esperienza matrimoniale, lo scrittore parla al mondo delle coppie spronandole a cercare un significato, il significato primo, reale, della storia che ha fatto maturare la decisione originaria di stare insieme. Il big bang, insomma, che ha fatto esplodere l’amore.

Ma come spiega bene l’autore, il matrimonio non è solo questo, la voglia cioè di stare insieme per molto molto tempo, romanticamente, come se il mondo là fuori non esistesse, il matrimonio è piuttosto l’equilibrio precario tra diversi fattori, quali figli, soldi, patrimonio, lavoro, impegni da gestire, organizzazione familiare, timing, amicizie e relazioni extraconiugali. Il matrimonio sembra essere il corredo di una mega faccenda finanziaria, economica e sociale tutta incentrata sulle abitudini e gli stili di vita, abbandonata alle dinamiche di una quotidianità sempre più frenetica, egoistica e difficile da gestire.


Sandy è la terapeuta di Gretchen e Steve. Il loro matrimonio, come quello di Elena e Antonio e di tantissimi altri, è allo sbando. Entrambi hanno ormai due vite separate con altre persone. La contesa, anche in questo caso, è economica, per questo si affidano a una terapeuta fuori dal comune come Sandy che consiglia al marito di cedere subito l’anticipo di duecentomila dollari della vendita della loro casa. Steve acconsente, senza troppe resistenze. Tutto sembra essere pacifico, ma in realtà Sandy ha trovato il modo per farli parlare, per farli ascoltare. Finalmente, dopo anni. Accanto a loro, durante le sedute, c’è anche una poltrona su cui non siede mai nessuno. È verde, tappezzata, ha toni sgargianti e non ha niente a che vedere con le linee moderne e stilizzate dello studio. Si capisce da subito il suo ruolo chiave. Per prima lo capisce proprio la perspicace Gretchen.

«Steve, sei insopportabile» disse Gretchen. «E la ragione è che sei un pozzo senza fondo, un buco nero emotivo. Non fai che chiedere attenzioni. Nessuno è in grado di far fronte a richieste così insaziabili. Gabrielle (la nuova compagna, ndr) non ci metterà molto a scoprirlo».

Ascoltate il matrimonio, John Jay Osborn

L’egoismo è la causa principale della rottura di un matrimonio. Gli interessi non sono più condivisi, il mio risulta sempre meno collegato dal tuo. La vita sembra prendere due strade diverse, perché le vite sono sempre diverse le une dalle altre. Se solo lo si capisse, e accettasse, molti problemi si eviterebbero sul nascere.

Sarebbe un aiuto anche ascoltarla, questa diversità, senza renderla ottusa, sbilenca, distorta con l’andare del tempo. Bisognerebbe sacrificare il surplus che dedichiamo a noi stessi ad ascoltare i bisogni dell’altro, scoprire i sentimenti che si celano dietro un saluto freddo e schivo, dietro un brutto muso, dietro una risposta a monosillabi.

«Fate finta di stendere la vostra relazione per terra come un tappeto, per guardarla, come fosse la tela di Penelope», sono le parole che Osborn fa dire a Sandy. Una tela di cui scoprire insieme la trama che si è deciso di scrivere. Per un tempo stabilito o per sempre. Con la convinzione che ciò che si è dato non è andato perso, non deve essere mai rinfacciato, perché si è trasformato in qualcosa di più semplice o più complesso, in un figlio, ad esempio, in un rapporto d’amicizia o tra due ormai estranei comunque rispettosi e maturi, in una casa da dividersi o da condividere, come nel caso dei nostri protagonisti, ancora insieme. Oppure in una poltrona, verde, sgargiante, completamente stonata con tutto il resto su cui far sedere di tanto in tanto, per ascoltarlo ancora, il nostro matrimonio.

Antonio ed Elena vivono invece in due case separate. La loro unione è data dai figli, dalle ricorrenze più importanti, dallo stare insieme quando capita, nella pausa pranzo, per parlare delle faccende pratiche da dividersi, per parlare anche di altro, di sé stessi, ad esempio, e capirsi anche se non si è più uniti in quel modo, o forse lo si è ancora di più in questo nuovo modo.

«Non abbiamo intenzione di perdere ciò che abbiamo costruito con tanta fatica. – spiega Elena – C’è voluto del tempo ma tutto questo è servito ad accettare la mia decisione di non volerlo amare più. Sono stata ferita come donna, come moglie, come amante, come madre dei nostri figli. Ma ho perdonato. E sono andata avanti. La cosa più bella che si possa ricevere nella vita è proprio quello che Antonio mi ha saputo dare quando ci siamo lasciati: accettare la mia decisione senza mostrarmi il suo dolore. Anzi, facendomi ridere ancora come si faceva tanto tempo fa».

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