Con Ninnarella, il nuovo singolo di Ninotchka, Andrea Chimenti canta la fine del mondo

di Elisa Mauro

Quando Ninotchka è nell’aria, lo senti arrivare, insieme ai venti che trascina. Reti, connessioni, sinapsi umane che si cercano, si attraversano, si scambiano informazioni e ce le restituiscono sotto forma di musica.

È un regalo periodico, accolto con affetto.

Dopo l’album d’esordio Temporalità (2021) — che vantava, tra gli altri, la partecipazione di Emidio Clementi, Georgeanne Kalweit e Gianluca De Rubertis — la collaborazione artistica con Mauro Ermanno Giovanardi per Stagioni (2023), il disco di tributo ai Massimo Volume e il singolo Lune di Gaza (2024) con il featuring vocale di Amerigo Verardi, il progetto torna a parlare con una nuova forma.

E il corpo è Ninnarella, il nuovo singolo post-rock di Mimmo Pesare, padre della creatura Ninotchka, uscito il 6 febbraio per Nos Records e Believe Music. Ninnarella è una poesia musicata e profondamente contemporanea, calata nel tempo che viviamo: musica d’autore e un’interpretazione di Andrea Chimenti semplicemente da standing ovation.

Tra bombe e ingiustizie, tra sevizie e potere, tra re e saltimbanchi, il nuovo singolo firmato Ninotchka è drammatico e sincero. Una lente raffinata e prudente sull’oggi che si spinge fino ai limiti, li attraversa, talvolta li disintegra.

Il passo è incalzante, le note scorrono fluide, la metrica è stringata come la sintassi. Soggetto, azione. Come spiega lo stesso autore, Ninnarella “è una sorta di ninna nanna apocalittica, dove la dolcezza della melodia convive con parole che raccontano la caduta”.

Un’attesa di oltre un minuto e mezzo, una lunga intro che prepara il terreno, e poi il racconto: la voce di Andrea Chimenti, storica, riconoscibile e – osiamo dire – necessaria. Una voce che attraversa la metrica, che intercede, che sembra chiedere salvezza per tutti i peccatori, anche gli inconsapevoli.

Eppure Ninnarella è anche un racconto di speranza. Lo è mentre descrive un mondo che cade, si frantuma — ma non smette di esistere. Speranza di un sogno che resiste, di un’idea che si trasmette, di un abbandono possibile al bello che resta, che ritorna, che si incarna. Un punto in cui, a restare, sono i canti.

L’artwork di copertina — da cui sono tratte le animazioni del lyric video ufficiale — è firmato dalla pittrice Carmìne Antonucci: un’altra connessione di quel mondo complesso e sensibile a cui Ninotchka ci ha ormai abituati.


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