La Materia del Pensiero nel nuovo Puah di Alessandro Pagani

di Elisa Mauro

Scriveva Jorge Luis Borges, il sogno non è altro che un’altra forma di pensiero. Una definizione che sembra adattarsi con naturalezza alla seconda anima di Puah, progetto di Alessandro Pagani, dove il sogno diventa materia narrativa e sonora, distribuita lungo i dieci brani che compongono Sabato, Domenica e una Studentessa (SDeus). Un disco che si muove in quella zona sospesa in cui il pensiero smette di essere lineare e si frammenta in visioni, intuizioni, stati d’animo.

Il racconto prende forma attraverso capitoli elettropop che non rinunciano mai alla complessità, sorprendendo per una sapienza che nasce tanto dall’esperienza diretta quanto da una capacità di osservazione lucida e laterale del presente. È una cultura vissuta, assorbita, restituita in musica senza ostentazione, e che Pagani aveva già lasciato intravedere nella struttura bifronte della prima parte di Puah, di cui questa seconda anima sembra essere insieme prosecuzione e approfondimento.

Il musicista fiorentino non è nuovo a questo tipo di operazione: da sempre lavora per sottrazione e per frammenti, trasformando concetti, dettagli quotidiani e microstorie in una materia musicale che non si limita a essere ascoltata, ma che tende a farsi immagine, gesto, talvolta persino superficie da attraversare con lo sguardo. È una musica che si lascia vedere, prima ancora che sentire, e che in alcuni passaggi riesce a diventare quasi fisica, tangibile, come nella chiusura, nell’unico brano cantato che dà il titolo all’album.

Distribuito in digitale da Audioglobe e in uscita il prossimo 6 febbraio, Sabato, Domenica e una Studentessa si configura come un racconto unitario, attraversato da una figura femminile inquieta e dissonante, che vive il fine settimana come uno spazio di attrito e di possibilità.

«Ognuno dei brani – racconta lo stesso Pagani – descrive un momento del fine settimana di una ragazza inquieta, ribelle, distante dalle altre. Una ragazza a cui piace poco o niente del tempo in cui vive, ma che continua a credere nella possibilità di un cambiamento, nell’idea di un futuro diverso».

Ed è proprio in questa tensione, mai risolta, tra rifiuto del presente e desiderio di trasformazione, che il disco trova il suo centro più autentico.


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