La guerra ai giornalisti in un mondo di conflitti

Il rapporto annuale della Federazione Internazionale dei Giornalisti, relativo agli attacchi al mondo dell’informazione nel 2024, dipinge un quadro inquietante: la professione giornalistica continua a essere uno dei mestieri più pericolosi al mondo. Con 122 giornalisti uccisi – tra cui 14 donne – e un numero crescente di professionisti incarcerati, i dati rivelano la drammatica realtà di chi ogni giorno rischia la propria vita per raccontare storie, spesso scomode, e difendere il diritto alla libertà di informazione. In particolare, la maggior parte di queste vittime proviene dal conflitto in Medio Oriente, dove la violenza contro i media è un aspetto sistemico della repressione e delle guerre in corso. Questo rapporto non solo testimonia l’alto prezzo pagato dai giornalisti in termini di vita e libertà, ma solleva anche un’importante domanda: come possiamo difendere, in un contesto di crescente violenza e censura, il diritto fondamentale all’informazione?

In Europa, la guerra in Ucraina ha portato alla morte di quattro giornalisti, tutti per mano delle forze russe, un dato che sottolinea la crescente vulnerabilità dei giornalisti anche nelle democrazie occidentali in conflitto. Anche altre regioni del mondo, come l’Asia-Pacifico e l’America Latina, hanno visto un aumento degli attacchi ai giornalisti, con casi di omicidi in Pakistan, Bangladesh, India, Messico, Colombia e Haiti. In Africa, il Sudan emerge come una delle aree più pericolose, con sei giornalisti uccisi, insieme a un numero significativo di morti in Somalia, Ciad e Repubblica Democratica del Congo.

Tuttavia, oltre alle uccisioni, un altro dato preoccupante emerge dal rapporto: l’aumento significativo del numero di giornalisti in prigione. A fine 2023 erano 427, ma alla fine del 2024 il numero è salito a 516, un incremento di quasi il 20%. Questo segnala una crescente repressione delle libertà di stampa, non solo nei conflitti, ma anche in regimi autoritari che non tollerano la libertà di espressione.

Le parole chiave che emergono da questo rapporto sono “persecuzione”, “violenza” e “silenzio”. La professione giornalistica sta affrontando sfide senza precedenti, e i numeri sono solo un riflesso di una situazione più ampia, in cui la libertà di informazione è sempre più minacciata. La violenza diretta non è l’unica forma di attacco: la disinformazione, le leggi restrittive e le pressioni politiche contribuiscono a rendere il lavoro dei giornalisti sempre più pericoloso. La nostra responsabilità, come lettori e come società, è proteggere i giornalisti e sostenere la libertà di stampa, affinché possano continuare a svolgere il loro ruolo fondamentale di informazione e vigilanza.

La nuova illustrazione creata per noi de L’auditoriu dall’art designer Marco Cimbali potrebbe servire a visualizzare non solo l’orrore dei numeri, ma anche la sofferenza e il coraggio dei giornalisti che, nonostante tutto, continuano a rischiare la vita per raccontare la verità.

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