In The Name Of, Il nuovo StraOrdinario album dei Maverick Persona (Amerigo Verardi e Deje)

di Elisa Mauro

Lo straordinario può avere un nome proprio, ma difficilmente possederà «una personalità etichettatile». 

Maverick Persona è un progetto straordinario, nato da quel patrimonio musicale chiamato Amerigo Verardi insieme a Deje, al secolo Matteo Dastore, talento che emerge nel mondo dell’underground elettronico sperimentale. 

Un sodalizio consacrato con l’album What tomorrow? (NOS Records) già a marzo di quest’anno e che adesso esplora un nuovo racconto nel secondo studio album In the name of, la cui uscita è prevista l’1 novembre in compagnia di NOS Records e MarraCult. 

Noi abbiamo avuto l’onore di ascoltare in anteprima questo album narrante, tutto dedicato all’ultraordinario, fitto di contraddizioni e finzioni, come costruzioni innumerevoli della realtà. Così è il mondo, per come lo conosciamo, e la musica spesso ne detta le regole. Come un flusso eterno di potere che parte dall’immaginifico, dal parallelo, per confondersi con i tratti irregolari di questa realtà, del qui e ora vivente, e – chissà come – riesce a guidarne i percorsi e a confonderci tra ciò che è e ciò che appare. 

In the name of è l’album delle antitesi, esattamente tutto e il contrario di tutto, world, synth pop e in cima tutta l’energia dissonante e dissacrante del jazz sperimentale, a tratti nero a tratti bianco

Il racconto, diviso in capitoli sciolti tra le tracce, è la storia di un ragazzo, un sanfrancesco attardato, di famiglia benestante, che rinnega le regole del gruppo che l’ha visto nascere e crescere. 

Con gli schemi che esplodono dietro di sé, come canta il primo brano Complete the task, cullati da un dolce e onirico sax, siamo introdotti in questo paesaggio mistificante. Per lui c’è da iniziare un percorso, una fuga su un mondo distopico che lo porta a incontrare le schegge impazzite di quelle regole, i rifiuti della società, gli scarti richiesti ma non voluti, come in Somewhere we have landed, seconda traccia emolliente di questo album. Rilassata, jazz, eppur drammatica, un pianoforte avverso, un tono caldo e alto, la voce che frastaglia la costa che ci fanno percorrere come fossimo lì. Che linee armoniche. 

Poi arrivano i temporali e lavano il cielo. In Underworld conspiracy torna il complotto, il contrasto, l’attimo che dura eterno. Con bassi egocentrici, il protagonista diventa vittima di abusi di ogni genere, violenza che torna anche nella sua mente a far male, che tormenta il prossimo. 

Nel quarto brano, il nome proprio di questo album, In the name of, tra i toni orientali, delicata come un cammino che procede lento e senza sosta, l’uomo capisce di percorrere il bene opponendosi al regime che obbligava a essere tutti identicamente storpi.

Con Bite for freedom siamo nel primo incontro ricostruttivo dell’anima, un amore trovato, quello tra il protagonista e un cane randagio. Coi sogni stretti tra i denti, affamati, camminano tenaci, latrando forte una sola parola: libertà. Questo singolo, uscito il 9 settembre scorso, apre il pre-order dell’intero album. 

Is it really all over?, avvolgente come un grande truciolo di alluminio, pericolosa e bellissima. Il viaggio che trova ostacoli, un punto fermo, il punto da cui non è possibile tornare indietro. E poi una festa di quartiere, fiati e fischi su un sottofondo di quartiere, giusto 49 secondi, tempo di vita del settimo brano Sirashka, dove si aprono scenari-paradossi, gabbiani in cielo, trombe, in quel piccolissimo frangente appartenente al timore che ti convince di aver sbagliato tutto.

L’ottavo brano, Where are you, solo musica, è «un simulacro di calore analogico dentro una ricostruzione digitale del vecchio mondo: una luce in fondo al tunnel», dove la dissonanza è salita piuttosto che caduta

In Try to get the sun è la vertigine a inghiottire, tra visioni di ieri e nuove prospettive del domani. In lui, Maverick Persona riprende la parola. Ed è chiara, nitida e nel tempo diventa persino spumeggiante. 

Il passaggio che precede il finale è Dreaming Laurel Canyon, «il miraggio di una valle dimenticata e dei fantasmi che la abitano», spiegano gli autori. Sovrapposizione concettuale di questo pezzo di mondo che ha fatto di un quartiere di Los Angeles  la rivoluzione musicale e contro-culturale, dove il protagonista è Orfeo che cerca negli Inferi la sua Euridice. Metallica, morbosa, passionale. 

Turn on the good music, louder!, finale brillante, contagioso, il raggio di sole che s’infrange contro i vetri di questa storia. Un storia che potrebbe essere appena cominciata. 

Foto di Enrica Luceri
Maverick Persona | Foto Enrica Luceri

Profondo, cinematografico, ipnotico. Il nuovo lavoro dei Maverick Persona, pubblicato in CD e digitale dalle etichette NOS Records e MarraCult, e in uscita il prossimo 1 novembre, è un nuovo nucleo propulsivo a supporto di ciò che manca intorno, sempre più straordinario. Appunto, l’amore


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