La striscia spezzata, il sangue che divide

Editoriale di Elisa Mauro

Illustrazione originale di Marco Cimbali

I morti si contano senza ormai neppure numeri. Da secoli. Civili, ragazzi, bambini, donne e uomini, per lo più o solo innocenti. Ma non è abbastanza. Ogni guerra si nutre di morte e non si sazia mai. È fisiologica, diranno alcuni, necessaria. È disumano per altri anche solo considerarla ancora un strumento di valore e di potere di un popolo, di una fede in qualcosa, di una etnia.

La storia di Gaza e Israele è complessa e intricata, con radici che affondano in millenni di storia, dalla ricerca forsennata del popolo ebraico della sua terra promessa, o Erétz Yisra’él. Ma promessa da chi? Da Dio, chiaramente, e trascritta da uomini che facevano in terra i suoi portavoce. Una ricerca, quella del popolo ebraico, che si è conclusa – non senza disastri – nel 1948 con la proclamazione da parte di David Ben Gurion della nascita dello Stato di Israele e a seguito delle persecuzioni nazi-fasciste e l’olocausto di sei milioni di ebrei durante il secondo conflitto mondiale.

Gaza è una città situata nella Striscia di Gaza, un territorio costiero lungo il Mar Mediterraneo controllato dall’Autorità Palestinese. Ha una lunga storia che risale all’antichità, con periodi di dominio egiziano, romano, bizantino e musulmano.

Israele, d’altra parte, è uno stato fondato sulla terra che storicamente è stata abitata dagli ebrei e che ha una lunga storia biblica e culturale, come dicevamo, voluta direttamente dall’Io Sono Colui Che Sono e da nessun altro.

Dopo la fondazione di Israele nel 1948, molte persone palestinesi fuggirono o furono costrette a lasciare le loro case e si stabilirono in rifugiati in diversi paesi, compresa la Striscia di Gaza. Questo ha portato a decenni di tensioni, conflitti e guerre tra Israele e i paesi e gruppi palestinesi, tra cui Hamas, che controlla la Striscia di Gaza dal 2007. Questi conflitti hanno causato sofferenze umane indicibili.

Negli ultimi decenni, ci sono stati sforzi internazionali per trovare una soluzione pacifica al conflitto, ma le questioni territoriali, religiose e politiche rendono la situazione estremamente complessa e difficile da risolvere. Fino al 7 ottobre scorso, quando Hamas attacca Israele registrando un numero spropositato di vittime, feriti e prigionieri scatenando l’ira di Netanyahu che ha assunto ufficialmente poteri di comando per la guerra mobilitando 300.000 riservisti.

Il 29 febbraio scorso, dopo mesi di conflitto, durante la distribuzione di aiuti umanitari, 118 persone a Gaza sono state uccise. Sebbene qualcuno abbia parlato di incidente, in troppi riteniamo che quest’ennesimo atto di violenza sia conseguenza diretta del caos instaurato da Israele in questa regione. La carestia minaccia di portare alla morte di milioni di palestinesi.

La Striscia, nella meravigliosa e inedita illustrazione firmata dal graphic designer Marco Cimbali per L’Auditoriu, è ormai definitivamente spezzata. E niente la potrà incollare, neppure il sangue che continua a generare questa frattura della nostra più insulsa fede nel tetragramma N.U.L.L.A.

Scriveva Mordecai Richler in Quest’anno a Gerusalemme (Adelphi): Dopo tanti anni riesco ancora ricordare l’emozione che provammo il 29 novembre 1947, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite votò a favore della creazione di uno Stato ebraico. Quella sera io, Jessy, Hershey e Myer ci prendemmo sottobraccio insieme agli altri khaverim e marciammo verso il centro, cantando Am Yisrael khay. A quell’epoca eravamo tutti e quattro intenzionati a fare aliyah. Ma Ezra Lifshitz, il nostro capogruppo, la fece davvero, e mi disse che in Eretz Yisrael si sentiva parte di qualcosa. «Mi sono sentito a casa fin dal giorno in cui sono arrivato». Anch’io continuo a sentirmi parte di qualcosa, e a casa, proprio qui, in Canada. Tuttavia, oggi prendo posizione accanto a Ezra, quarant’anni vissuti nel deserto, veterano di due guerre, e sempre quel sorriso dolce e ingenuo dei tempi che abbiamo trascorso insieme in Habonim. Ezra che dichiara: «Te lo dico chiaro e tondo: hanno diritto a una patria esattamente come noi. Io sono a favore di uno Stato Palestinese. È l’unico modo per risolvere il nostro problema».

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