Elezioni anticipate: quella nave che lentamente affonda

di Silvio Nocera

Quando, qualche giorno addietro, qualcuno ha obiettato che formalmente il Governo Draghi non era caduto, ma si era semplicemente aperta la crisi, per la piega che stavano prendendo le cose e contro ogni mio pronostico, ho pensato: «Aspetta e vedrai». Pareva un’ipotesi lontanissima, lunare, priva di ogni fondamento, ma è proprio quella che si è verificata.

Al di là di ogni valutazione politica che poteva essere fatta sull’operato del governo e sulla stessa figura di Draghi e a un passo dalla fine naturale della legislatura, in piena quarta ondata pandemica e in mezzo a una guerra, fare cadere un governo che lavorava per l’attuazione del PNRR nel Paese con il secondo debito pubblico del mondo, facendo perdere alla borsa 3 punti percentuali e schizzare lo spread di decine di altri, sembrava solo una sceneggiata elettorale che si sarebbe ricomposta davanti al voto di fiducia del Senato.

Oggi invece siamo dove siamo e nessuno capisce come ci siamo potuti arrivare. Motivo per cui, oggi più di ieri, dichiaro che l’unico modo per denunciare i mali di una democrazia parlamentare moribonda e malata sia quello di bruciare pubblicamente la propria tessera elettorale.

Se infatti il voto è un diritto-dovere, il diritto di non praticarlo e di sputarci sopra fa coppia con il rattrappimento di un dovere che non può più essere definito tale, laddove, nonostante gli appelli alla continuità da tutti i settori del Paese, quelle voci sono stati bellamente ignorate dai cialtroni eletti, di fatto voltando le spalle al Paese.

Letta l’ha detto bene nel suo tweet: il Parlamento ha voltato le spalle all’Italia (dicasi si è auto-delegittimato). E allora che senso ha farsi rappresentare da Camere che non possono, non vogliono o non hanno orecchie per ascoltare quello che gli elettori hanno chiesto di fare in nome e per conto del popolo italiano?

Quale dovrebbe ancora essere quel dovere che ci chiama ad eleggere omuncoli per voltarci le spalle? Qualcuno me lo spieghi, per favore.

La seconda questione riguarda le categorie di populismo e di sovranismo

Il primo, nato nella Russia zarista come movimento socialista che trova il suo senso in forme di comunitarismo rurale, in anni recenti ha finito per identificare partiti e movimenti politici che millantano di rappresentare gli interessi della popolazione contro quelli della classe dirigente e delle cosiddette élite.

Quale strana contorsione mentale e semantica porta a chiamare populisti i cialtroni del Senato che tutto hanno fatto tranne che rappresentare gli interessi di un popolo che, da tutti i settori della società, chiedeva continuità? Anche questo resta un mistero.

Il sovranismo, volgermente inteso, è espressione raffazzonata di un coacervo di beceri luoghi comuni secondo cui la serva Italia dovrebbe, in un sussulto di orgoglio patriottico, recuperare la propria completa sovranità, in campo geopolitico ed economico, sganciandosi da qualsiasi forma di dipendenza o interdipendenza che non le consente di agire fino in fondo come un Paese sovrano.

Tuttavia l’Italia, gran bordello, non solo è un Paese a sovranità limitata a seguito dei disastri provocati dal fascismo e degli accordi di Schengen, ma è quel Paese nel quale decenni di politiche dissennate di spesa pubblica hanno prodotto uno dei deficit più alti al mondo sostenuto tramite la vendita di titoli di Stato etero-posseduti.

E, come si sa, se hai debiti, devi rendere conto ai tuoi creditori che, da oggi, con lo scudo anti-spread sfornato dalla BCE, hanno uno strumento in più per limitare poteri e sovranità.

Di quale sovranità, allora, si blatera se non siamo in grado di chiudere i pertugi delle corrotte mammelle pubbliche con cui vendiamo e compriamo voti, opportunità, ipoteche di futuro con tanti saluti al bene-del-Paese?

E dato che pezzi di sovranità si riacquistano accrescendo il proprio prestigio e la propria statura internazionale, nonché i conti pubblici, i nostri delegittimanti rappresentanti politici hanno ben pensato di far fuori uno degli italiani più stimati, ascoltati, credibili e internazionalmente riconosciuti. Un capolavoro di propaganda e di non-senso.

Eppure, eppure, eppure: la vittoria di Pirro sbandierata oggi da chi ha ancora in mano la pistola fumante del colpo fatale al terzo governo della legislatura (!) è lo specchio dello scaricacaribarile con cui Cinquestelle, Forza Italia e Lega cercano di lavarsi la coscienza e l’immagine (pre-elettorale) per presentarsi al popolo senza pudore.

Mentre quello stesso popolo, per colpa loro, pagherà l’innalzamento del costo del debito dello Stato e i crolli in borsa, all’indomani della fine della politica accomodante della BCE. Così oggi ci ritroviamo in una bieca campagna elettorale che ha bloccato le riforme, con i vari Berlusconi che promette pensioni di mille euro al mese per tutti e, sentite bene, un milione di alberi all’anno, Salvini che effettua collegamenti con il TG1 in un rassicurante completo blu elettrico su cui si affacciano arcangeli e Madonne di ogni foggia, Grillo che ritorna con il topos dei grillini antibiotici.

Basterebbero queste poche note che illustrano controsensi e non-sensi per infiocinare il capolavoro compiuto da nani, ballerine e Don Abbondio del votificio nostrano, ivi compresi vari governisti Giorgetti, Zaia, Fedriga solo in grado di abbaiare e di accucciarsi quando il padrone alza la voce.

Si dirà che è il popolo che li ha votati (ricordate quando Berlusconi nel 2013 affermò “gli italiani imparino a votare bene” o Oettinger nel 2018 disse che sarebbero stati i mercati ad insegnare agli italiani come si vota?).

Io rispondo così:

In questo panorama desolante e degradato, da chi o da cosa sarebbe rappresentata un’ “offerta politica” di qualità (espressione degna di un mercato delle vacche) cui rivolgere l’attenzione di elettore? Come potremmo noi votare-bene? E con quale sistema elettorale, se non con quella porcata del Rosatellum osteggiato da tutti ma utile ai molti avvantaggiati?

Al netto di tutto, pongo un’ultima domandina scomoda scomoda: se è vero che le cose sono sempre più complicate di quello che sembrano, dopo il crollo di Johnson, non fa impressione tornare alle dichiarazioni di Putin fatte al forum economico di Sanpietroburgo con un vaticinio in un cui lo zar prevedeva un’ondata di populismo e un cambiamento delle élite?!

Di elementi da indagare e sui cui riflettere ce ne sono parecchi proprio perché uno dei cambiamenti più significativi sullo scacchiere internazionale era stato il totale riposizionamento dell’Italia in politica estera.


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